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Il Festival di Roma ha celebrato Aleksej Jurevi German

È difficile essere un Dio

Grande esploratore dell’animo umano


di Leila Tavi


Il Festival Internazionale del Film di Roma - edizione 2013 - ha conferito il suo primo premio postumo, quello alla Carriera consegnato alla moglie del regista Aleksej Jurev German, scomparso lo scorso inverno.

Nel corso della sua esistenza, German ha avuto il merito di esplorare, con sagacia e grande sensibilità, l’animo umano attraverso un originale punto di vista, non allineato né al realismo socialista ai tempi dell’Unione Sovietica, né al nuovo cinema dal semplicistico linguaggio televisivo tanto in voga in epoca putiniana.

Il suo ultimo capolavoro, Trudno byt’ bogom (Hard to be a god), ispirato all’omonimo testo di Boris e Arkadij Strugazkij, ha avuto una lunga lavorazione, iniziata nel 2000 e terminata nel 2013; dopo l’improvvisa morte del cineasta nel febbraio scorso, il suo progetto è stato portato avanti dalla moglie Svetlana Karmalita, che ha collaborato alla sceneggiatura del film, e dal figlio Aleksej Alekseivič, insignito del Leone d’argento nel 2008 per Bumažnij soldat (Soldato di carta).

Proprio come il pittore Aleksandr Andreevi Ivanov, che lavorò alla sua tela (L’apparizione del Messia al popolo) dal 1836 al 1857, German padre ha portato lentamente alla luce il capolavoro della sua vita, un’enorme tela monumentale, dove il colore è fatto di un’infinità di sfumature grigie tra il nero e il bianco.

Lo spettatore osserva l’immagine sullo schermo quasi con una visione monoculare, che gli fa percepire la profondità ma non stimare la distanza. Una distanza cosmica, infatti, divide lo spettatore dal maestro russo che, con il suo reportage dal futuro, ha messo a nudo con la forza della poesia visiva le debolezze della razza umana.

In una rappresentazione atemporale del proprio destino l’uomo, debole e imperfetto, si confronta con la trascendente debolezza e imperfezione del divino, che forse “è crepato con il moccio al naso”.

Il pianeta Arkanar, dove alcuni scienziati sono stati inviati per supportare la popolazione locale che sta vivendo una fase della sua storia analoga al Medioevo terrestre, è un pantagruelico inferno fatto di fango e paludi, dove il vento puzza, i topi leccano il lardo e le api uccidono la regina madre e Pech, la bestia dalla coda di ferro, ha sete di sangue.

Qualsiasi forma d’arte è bandita, così quello di Arkanar è un popolo sfortunato, perché non conosce nessuna forma di mimesi della natura, ignora perciò la bellezza.

La versione integrale dell’articolo è consultabile sul sito della rivista InStoria

http://www.instoria.it/home/german_festival_cinema_roma.htm


Una scena de "E' difficile essere Dio"



(Mercoledì 20 Novembre 2013)


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