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Incontro con il cantautore ravennate in occasione del concerto romano

Max Arduini

Il 4 dicembre con land The BandiHits al Teatro Arciliuto di Roma


di Oriana Maerini


Max Arduini è un cantautore italiano cresciiuto artisticamente nei circuiti underground della Romagna alla fine degli anni 80 nella riviera riminese.
Nei suoi testi si ispira sovente a personaggi storici e letterari a cronache di vita quotidiana e ad argomenti di interesse sociale. Nel 2002 pubblica con la collaborazione agli arrangiamenti di Adriano Medde, Agostino Bertozzi e Stefano Dionigi l'album autoprodotto dal titolo Vinile che contiene la canzone da cui è tratto il titolo del cd, già presentata all'accademia del festival di Sanremo. Lo stesso anno organizza un concerto in beneficenza pro Telethon con la band dell'epoca e nel 2007 si esibisce in Teatro per sostenere l'Associazione Papa Giovanni XXIII di Don Oreste Benzi.
Dopo un lungo periodo passato a suonare tra Egitto, Kenia, Tanzania e Maldive dove scrive nuove canzoni, nel 2009 incide l'album al GamGam Studio's di Fano in collaborazione con Stefano Dionigi Né comune Né volgare da cui è tratta La settima casa e ripropone una ristampa tutta nuova dell'album d'esordio "Vinile" ribattezzandolo "Rarities - LIMITED EDITION".
Negli anni partecipa a vari concorsi canori quali l'Accademia del Festival di Sanremo nel 2002 aggiudicandosi le regionali di Ferrara, il Festival di San Marino ed altre manifestazioni in ambito regionale fino ad aggiudicarsi il primo premio nel 2011 con il brano La settima casa al Concorso regionale La musica libera, Libera la musica" - III edizione, promosso dall'Assessorato alla Cultura della Regione Emilia-Romagna e dall'Agenzia Informazione e Ufficio Stampa della Giunta regionale, e realizzato in collaborazione con il Meeting delle Etichette Indipendenti (MEI), il Porretta Soul Festival, la Scuola di Musica Popolare di Forlimpopoli e il Festival La Musica nelle Aie.
Dal 2011 è prodotto dalla RadiciMusic Records etichetta Toscana indipendente specializzata nella produzione di musica etnica e distribuito EgeaMusic. Ha inciso Cauto e Acuto con la collaborazione di Valdimiro Buzi, nipote di Giuseppe Anedda. L'album è stato registrato in studio da Francesco Caprara, batterista de La Scelta arrivata seconda al Festival di Sanremo 2008 nella sezione giovani con il brano Il nostro tempo. Il 29 Ottobre 2011 è uscito su etichetta Radici Music Records e distribuito EgeaMusic in versione acustica, un cd Unplugged dal titolo Cauto e Acuto, Da Ravenna a Roma..Via Rimini che raccoglie 11 tra i suoi migliori brani più un inedito. Lo abbiamo incontrato alla vigilai del concerto 4 dicembre con land The BandiHits al Teatro Arciliuto di Roma.



Si definisce un canta cronaca. Cosa vuol dire quest’espressione?

"Canta - cronaca" è una definizione che mi è nata in testa casualmente un giorno qualunque di due anni fa durante un confronto amichevole e professionale con Aldo Coppola Neri, mio discografico e patron della RadiciMusic Records, che mi definì cantastorie. Ho sempre cercato di capire quale definizione più appropriata potesse appartenere al mio mondo artigianale di scrittore e musicista. Mi sono sempre definito un artigiano della musica e molte volte mi sono chiesto perché, accostando composizione e testo, molti interpreti venivano definiti “cantautori”. Cantautore è una parola troppo abusata come lo è quella di artista. Viviamo in un epoca di grande confusione, dove chiunque si appropria di definizioni altrui. Rileggendo i miei appunti, le bozze e le canzoni scritte negli anni quali “Artemisia stuprum”, “…Che proprio in Via D’Amelio”, “Tencovive”, “Sul col du Galibier”, “Colpo smarrito” e le storie sul Passatore, decisi di battezzare quello che faccio in canta – cronaca, senza sapere che già nella Torino degli anni 50 era esistito un gruppo di musicisti e poeti che si facevano chiamare Canta - Cronache ed il cui scopo era quello di valorizzare la canzone attraverso la letteratura e la poesia. Qualche anno dopo nacquero i primi cantautori che ancora oggi considero fondamentali per il continuum della scrittura quali punti fermi della letteratura musicale. La mia mutazione in canta – cronaca è avvenuta soprattutto grazie a ciò che ho scritto negli ultimi anni ed a quello che sto scrivendo. Ultimamente mi sto dedicando ad alcuni argomenti molto interessanti che hanno stimolato la mia creatività e che credo rappresentino proprio la cronaca riportata sul pentagramma, proprio come il racconto di un libro o la sceneggiatura di un film.

Come nasce la sua passione per musica?

La mia passione musicale è nata per caso in una serata come tante. Era il 1987 e mi trovavo come di consueto al “Wine Bar”, un LiveClub molto in voga in quegli anni nel riminese. La particolarità di questo locale, oltre alla musica dal vivo, erano i telefoni che mettevano in contatto le persone sedute ai diversi tavoli. Mi trovavo lì con alcuni amici e, mentre la band sul palco intonava un Do maggiore durante l’accordatura degli strumenti, quasi distrattamente, per non dire involontariamente, iniziai ad accennare “Vita spericolata” di Vasco Rossi. Mi chiamarono sul palco e cantai il brano del Sig. Rossi. Successivamente comprai una chitarra classica e iniziai lo studio di questo strumento.

Ci può parlare del nuovo album?

La costruzione di questo EP è nata “on the road” insieme ai “BandHits”, il gruppo che mi accompagna nei concerti.
Abbiamo sentito la necessità di incidere quei brani che durante i nostri Live sono emersi con grande spiritualità e la loro incisione è nata proprio dallo spirito di team. Si tratta di canzoni che alcuni di Voi hanno già ascoltato nelle radio e durante i miei concerti e che in questo EP indosseranno una veste più colorata, esattamente con gli stessi colori sprigionati sul palcoscenico.
Il nuovo script musicale è stato posticipato di un anno perché necessitava di tempo e meditazione e, quindi, la scelta è ricaduta con grande determinazione sull’incisione di un mini-album che facesse da spartiacque tra i precedenti album e quello nuovo di inediti che ascolterete probabilmente nel 2015.
In questo EP ci saranno anche tre inediti (un assaggio di quello che verrà pubblicato nel prossimo Cd) ed arriva in un momento di grande ispirazione, una release di brani che non passerà inosservata.
Gli ingredienti ci sono tutti: groove, sound, esperienza e carica dinamitarda.
Avrei voluto incidere l’intero album già scritto che riposa nel cassetto e che mi ha aperto gli occhi su come affrontare la scrittura e questa professione.
A metà febbraio del 2014, usciremo su etichetta RadiciMusic Records con questo EP dal titolo PATCHWORK distribuito su Itunes, Spotify e disponibile in tiratura limitata solo per chi lo prenoterà.
Il titolo mi è stato ispirato dal fatto che in questi anni la mia composizione è stata la stessa che contraddistingue un artigiano e il suo manufatto, ossia l’unione di pezze colorate come un sarto che confeziona l’abito di arlecchino o il pittore che ricerca la propria profondità sulla tela. Patchwork è un titolo che rappresenta perfettamente l’alchimia del mio attuale modo di scrivere musica. Un mini-album che raccoglie in un unico groove l’anima musicale che tutti noi abbiamo condiviso in questi anni sui palchi di mezza Italia.



Il Menestrello d'oro le ha dato visibilità?

È stata un’esperienza molto stimolante. A parte la visibilità, il Menestrello D’Oro mi ha fatto incontrare persone stimolanti la cui presenza è fondamentale per la mia professione. Sono trascorsi diversi anni da quando decisi che il mio destino era fare musica e da quel giorno non ho mai smesso di credere che le vere opportunità vengono dagli incontri casuali. Il Menestrello D’Oro mi ha dato questa visibilità, la più preziosa. È bello aver vinto questo premio ed è bello che sia accaduto a Roma, la città che mi ospita da cinque anni. Ho avuto diversi riconoscimenti negli anni ma questo mi ha reso particolarmente felice sia per le persone nuove che oggi ho accanto sia perché mi sento un po’ adottato da Roma e vincere qui ha un valore aggiunto non indifferente.

Ha mai pensato di comporre musiche da film?

Non solo ci ho pensato ma ho già iniziato a scrivere qualcosa perché uno dei miei tanti sogni nel cassetto è quello di scrivere per il cinema e trovo che non ci sia differenza tra composizione musicale e sceneggiatura. Hanno entrambe un paradigma da seguire e una metrica e si differenziano solamente per durata. Con questa teoria e partendo proprio dalla tempistica, ho realizzato già diverse ambientazioni musicali. Una canzone ha una durata di 3 o 4 minuti mentre un film nella cognizione di Syd Field deve durare 120 minuti. Un film è scritto per sequenze come le tracce di un album. Se avessi in mano la sceneggiatura di un autore potrei realizzare, come già ho fatto, le differenti tracce che andrebbero a comporre i vari passaggi dello screenplay.


Quali sono i registi che preferisce?

Spero un giorno di poter collaborare con registi cinematografici e se devo azzardare mi piacerebbe lavorare con autori del calibro di Paolo Sorrentino, Carlo Verdone e Pupi Avati. Tra i miei registi preferiti senza dubbio Federico Fellini di cui parlerò nel prossimo EP in una canzone molto stimolante.

Dopo il concerto al Teatro Arciliuto del 4 dicembre partirà un tour?

Non lo definirei tour, un termine utilizzato dalle major per creare aspettative. Preferisco prendere le mie cose per gradi, come ho sempre fatto. Dopo l’Arciliuto ci saranno diverse situazioni Live ed ancora teatro. Il nuovo EP oltre ad essere un assaggio del mio lavoro è anche una sorta di teatro – canzone perchè racconterò le varianti di questa arte scenica che mi accompagnerà in un 2014 pieno di sorprese.

Quali sono i suoi progetti futuri?

Mi piace costruire la mia vita artistica per gradi senza sprecare nemmeno un giorno. Nel 2014 ci saranno diversi step da seguire a cominciare dall’uscita di “Patchwork” che dovrebbe condurci alla realizzazione dell’album completo nel 2015. Ho molte ispirazioni in attesa di essere realizzate: un album LIVE, un concept - ALBUM sulla vita di Stefano Pelloni che è in archivio ed aspetta di essere incisa, la sceneggiatura di un film attualmente nei miei sogni ed un libro fantasy – noir attualmente in scrittura. Insomma, fare musica per me è solo un punto di partenza perchè tutto può diventare un’ispirazione da mettere sotto la lente di ingrandimento. A volte mi domando perché i miei illustri colleghi più blasonati e pubblicizzati continuano a fare le stesse cose da anni. La mia vita non avrebbe senso senza una costante crescita e fare le stesse cose per tutta la vita sarebbe un pò come morire e l’arte non è morte, è vita



(Giovedì 28 Novembre 2013)


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