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Questo pazzo, pazzo mondo della finanza

The Wolf Of Wall Street

Disamina grottesca e orgiastica delle “vie del denaro”


di Roberto Leggio


ll Goodfella della finanza è un giovane ingenuo (all'inizio) arrampicatore sociale, con il sogno di diventare un buon broker per mantenere se stesso e la moglie. Affascinato da subito dal “ritmo della giungla” monetaria, grazie agli insegnamenti “finanziar-masturbatori” di un trader incallito che gli spiega che il “denaro piace a tutti meglio se finisce nelle tue tasche”, il giovane Jordy Belfort, viene masticato e risputato dal mercato il 19 Ottobre 1987, il lunedì nero della borsa americana. Ambizioso e famelico, lo yuppie riparte dal fango per fondare laStratton Oakmont, agenzia di brokeraggio che si impone rapidamente nel mercato garantendo a lui e ai suoi “disfunzionali” soci fortuna, denaro, donne, nemici e tantissima droga. Separatosi dalla prima moglie, troppo “regolare” per un mondo di eccessi; ne sposa una seconda, bellissima e avvenente con la quale va a vivere in una specie di villa-castello, nel quale persevera nel suo regno di estorsioni dell'alta finanza e il raggiungimento di qualsiasi “dopato” piacere. All'apice del suo delirio di onnipotenza, si introduce l'agente dell'FBI Patrick Denham, che seguendo le malefatte delle sue “partnership”, lo incastra e lo priva di tutto. Ma la redenzione, dopo qualche anno di galera è ancora al di là da venire.


I gangsters di Quei Bravi Ragazzi, film al quale nella costruzione si ispira, si spostano dalle strade di Brooklyn agli uffici di Wall Street, e anche se non usano armi per ammazzare qualcuno, devastano il mondo quotidiano con transizioni più o meno lecite, uso di cocaina e qualsiasi tipo di droga. Senza contare l'avida compulsività del denaro, che crea reami di nani, ballerine, puttane e feste decadenti. Martin Scorsese ispirandosi alla biografia di Jordan Belfort, dirige forse il suo film più complesso, grottesco, delirante e volutamente voyeuristico, mettendo in primo piano Leonardo DiCaprio in vero stato di grazia. Attraverso di lui e attraverso la sua “amorale” voracità, disamina antropologicamente la nevrotica oscenità bestiale della finanza e del potere. Ne risulta un'opera eccessiva, esuberante, visivamente accattivante (ma tedioso almeno nell'ultima lunghissima parte) orgiastico nel penetrare nelle maglie di un meccanismo perverso che predilige l'esaltazione del denaro e dei suoi “predatori”, ubriachi di protagonismo e dipendenti da tutto. Un universo fuori controllo, dove il treader-leader, gran buffone di corte, non rinuncia mai a pentirsi, e anche quando lo fa (se lo fa), immagina di ricominciare, in una perpetua coazione a ripetere. Bando alle critiche che urlano di “una esaltazione del male”; Martin Scorsese, lancia invece un grido d'allarme: “E' la finanza di oggi, bellezza. E non ci potete fare niente. Niente!”

Giudizio: ***





(Giovedì 23 Gennaio 2014)


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