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Quando la musica diventa il lasciapassare di una vita di successi

Jersey Boys

Leggero, sorprendente Clint


di Roberto Leggio


Sobborghi di Newark 1951. Francesco Stephen Castelluccio fa il garzone di barbiere, ma è dotato di una voce cristallina. Senza saperlo è ammirato dal boss del quartiere<Gyp De Carlo che vede in lui il futuro della musica. Lui canticchia qua e la e ancora non ha scoperto il suo talento, in quanto con gli amici Tommy e Nick, passa le nottate tra un furtarello e qualche localino di periferia. La scelta della malavita è sempre alle porte, però quei tre ragazzi hanno in testa ben altro. Quando al trio si unisce Bob Gaudio, tastierista e paroliere, il quartetto inizia a scalare le classifiche grazie all'intuito del produttore Bob Crewe. Dopo aver cambiato vari nomi il gruppo si afferma come The Four Season mentre Castelluccio si trasforma nella voce solista Frankie Valli diventando leggenda. Le gioie, i dolori, il successo stratosferico però non farà mai scordare loro che la strada è stata la loro palestra di vita.


A ottantaquattro anni Clint Eastwood continua a sorprendere e sorprenderci con il suo cinema. Saltando a piè pari dalla sua cifra ruvida, il vecchio leone ci introduce in quei irripetibili anni 50' e 60', raccontando la storia di quattro ragazzi di strada che a cavallo tra di due epoche diventarono superstar vendendo milioni di dischi e finendo ad esibirsi perfino alla Vocal Hall of Fame. Costruito come una sorta di favola, dove ognuno dei personaggi narra la propria vicenda come la ricorda (notevole la trovata di far parlare in macchina i protagonisti). Eastwood mette in scena la scalata sociale di una generazione di italo-americani del New Jersey che seppe, attraverso la musica, abbandonare e non finire in un futuro di mafia e violenza. E lo fa con mano leggerissima, filmando un'opera che sembra uscita dalla mente di un giovane cineasta e non da un grande vecchio. Tutto è fresco, calibrato, con un manipolo di attori quasi sconosciuti (tranne Christoper Walken che gli daresti un premio per il solo fatto di trovarsi li), per la maggior parte (come John Lloyd Young, il protagonista nei panni di Frankie Valli) provenientii dall'omonimo musical che si replica da otto anni e che si è aggiudicato il premio Tony. C'è molto affetto in questo film, in antitesi dei capolavori a cui ci ha abituato il grande Clint; dove il sapore di un tempo che non c'è più è ben rappresentato dalla brillantina, macchine infinite e coloratissime e juke box che rendono giustizia ad un manifesto culturale di un immortale sogno americano. Un' epoca (quella della sua giovinezza) che egli conosce bene e per la quale prova tenerezza, senza però approfondire lo sfondo sociale. Un puntiglio in un “non” capolavoro, ad ogni modo perfetto.

Giudizio ***




(Mercoledì 18 Giugno 2014)


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