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Il teatro come fulcro dell'esistenza

Synecdoche, New York

La commedia che replica la vita che replica la commedia


di Roberto Leggio


Caden Cotard è un drammaturgo più conosciuto nelle periferie che dal grande pubblico. Dopo aver diretto con passione ed inventiva una versione “giovanile” di Morte di un commesso viaggiatore, vince un premio prestigioso che gli permette di realizzare uno spettacolo di grande “identità”, dandogli finalmente il meritato successo. Nello stesso periodo però la moglie pittrice lo abbandona per inseguire le sue ossessioni artistiche andando a Parigi con la sua amante e la loro figlioletta di sei anni. Trovato un enorme capannone Caden inizia a lavorare al dramma “della vita”, non sapendo che da quel momento in poi ci impiegherà tutta la propria esistenza prima di terminarlo. La finzione e la realtà si alternano all'infinito fino a confondersi inesorabilmente.


Sebbene sia uscito con sei anni di ritardo (il film è stato realizzato nel lontano 2008), l'opera di Charlie Kaufman, è un dramma costruito sulla commedia della vita (ognuno è protagonista della propria esistenza) e può essere considerato come il testamento spirituale di Philip Seymour Hoffman, attore fenomenale ucciso dalla sua suo stessa voglia di vivere. I dolori, le nevrosi, le sconfitte, gli entusiasmi, le prese di coscienza, gli sbandamenti di un artista (un drammaturgo, che in fondo è l'attore principe della perfomance) che tenta di surrogare la vita (la sua e quella degli altri) attraverso un'opera infinita che replichi la vita e viceversa. Così Seymour Hoffman diventa lo specchio di una esistenza votata al teatro totale, ma anche destinata alla dannazione della “perfezione”. Perché la metafora di questo film di una lentezza estenuante va molto più oltre al senso stesso della commedia che viene rappresentata. La vita (reale, surrogata o inventata che sia) è un viaggio inesorabile verso la “bellezza” della morte. La completezza di un dramma scritto nel DNA di qualsiasi essere vivente, condannato nel bene o nel male a recitare il proprio ruolo.

Giudizio **1/2


PHILIP SEYMOUR HOFFMAN parla del film:






(Venerdì 20 Giugno 2014)


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