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Supereroina alla ricerca del senso dell'infinito

Lucy

Powerfull your mind


di Roberto Leggio


La studentessa Lucy vive alla “buona” a Taiwan. Il destino avverso la costringe, dopo un litigio, di consegnare una valigetta ad un criminale coreano. Invece del compenso, viene sequestrata e usata come “trasportatrice” passiva di una nuova droga contenuta in un pacchetto che le viene inserita nello stomaco. Ma l'involucro si rompe e il prodotto viene assorbito a livello cellulare, il quale inizia progressivamente a modificare le sue capacità intellettive fino a tramutarla in una ognisciente macchina “umana” capace di capire perfino comprendere il vero senso della vita e dell'universo.


La domanda chiave del nuovo film di Luc Besson è semplice seppur complicata: ma se riuscissimo ad usare il 100% delle capacità mentali, cosa saremmo e cosa potremmo fare? Pensando che il cervello umano ne usa solo il 10%, allora il tutto ci porta ad analisi filosofiche. Il perché è semplice: cos'è l'energia se non il propulsore del tutto? No, non c'entra Stephen Hawking, anche se potrebbe essere lui ad illuminarci sulle concatenazioni che legano assieme tutti i fenomeno fisici conosciuti. Qui si parla di un film d'azione dove la fantascienza si mescola alla fisica teorica, creando un buon spettacolo di intrattenimento. E se l'azione è tenuta assieme da Luc Besson, allora vale la pena di buttarsi a vedere quest'opera che non si discosta molto dal suo cinema adrenalinico fuori dalle righe. L'eroina Lucy, ragazza bella e bionda, prima inerme poi dotata di poteri sovrannaturali, è in qualche modo l'evoluzione della Leeloo del Quinto Elemento, ma è anche la Nikita di uno dei suoi film più conosciuti. E forse potrebbe anche essere la ragazzina non più spaventata di Leon, cresciuta e più cosciente del mondo maschile, sempre pronto a deformare la realtà. Besson avanza per addendi e più la droga agisce nel corpo di Lucy, più il film si modifica (come tutto attorno a lei) trasportandoci verso un finale che vorrebbe dare una risposta definitiva sull'essenza della vita stessa. Besson, e meglio ancora Scarlett Johansson (compreso Morgan Freeman nei panni del neurologo ricercatore), imbrigliano il film in due parti ben distinte, dove nella prima (forse la migliore) si parla tanto di scienza neuronale, mentre nella seconda di assesta nell'azione tout court da fumetto adrenalinico. Il bello è che il film, sebbene sbilanciato, tiene le fila dell'intrattenimento anche se scontato

Giudizio: **1/2




(Domenica 28 Settembre 2014)


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