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Thriller noir d'atmosfera

I due volti di Gennaio

In Grecia tre vite in fuga


di Roberto Leggio


L'insostenibile torbidezza dell'essere. Atene 1962. Chester Mac Farland e la moglie Colette, sono un a bella coppia di bianco vestita nel sole di Grecia. In visita all'Acropoli conoscono Rydel, guida turistica americana, che grazie alla sua bella faccia e alla parlantina veloce sa come spennare i connazionali che si affidano a lui. Dopo un giro per i mercatini della città antica i destini dei tre si incrociano grazie ad un braccialetto di Colette scordato in un taxi. Chester, infatti ha appena ucciso casualmente un poliziotto privato, sulle sue tracce in quanto truffatore di investitori malavitosi. Con la scusa di nascondere il delitto, Chester convince Rydel a fuggire con sua moglie per Creta, con dei documenti falsi e da li, riuscire a raggiunge la Turchia e scomparire definitivamente. Ma il piano inizia ad incrinarsi quando tra Colette e Rydal nasce una attrazione reciproca. La luce del'Egeo si appannerà dopo un ulteriore intoppo durante una visita al palazzo di Cnosso.


Thriller-noir d'atmosfera, molto rarefatto, dove le parole sono come pietre e l'azione è quasi assente. Il film si regge su una struttura canonica tipica dei romanzi di Patricia Highsmith (l'inventrice di Tom Ripley), dove i personaggi principali sono spesso sfaccettati, ognuno con un segreto da nascondere. Un opera che sarebbe piaciuta a Hitchcock (anche se l'azzardo è d'obbligo), però un po' troppo fuori tempo massimo. Anche se l'ambientazione temporale (anni '60) è ottimale per per raccontare la storia di tre destini costretti a convivere nel delitto e destinati a deflagrare in una Creta piena di misteri. Ed è proprio il sole caldo di una perenne primavera Greca a fare da sfondo alle psicologie contorte e amorali di impostori, incapaci di non provare alcun pentimento e rimorso per l'omicidio. Rydal e Chester sono in fondo le due facce di una stessa medaglia, il primo, il più giovane è un dilettante affascinato dal crimine, mentre il secondo è più scafato, abile giocoliere di destini altrui, capace di ingarbugliare le carte anche quando il fato è ormai a lui avverso. Hossein Amini, sceneggiatore di pregio (Drive, ad esempio), mette in scena un film d'altri tempi, sapendo sfruttare la tensione attraverso i volti dei tre protagonisti, capaci di reggere il gioco torbido di un prodotto non per tutti, ma per palati fini.

Giudizio: **1/2



(Giovedì 9 Ottobre 2014)


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