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Il film di Alexsej Fedorchenko vince il Marc'Aurelio del futuro

Angels of revolution

Al Festival Internazionale del Film di Roma


di Leila Tavi


Dopo le Spose celestiali dei mari di pianura, Aleksej Fedorchenko porta in visione al Festival di Roma guadagnandosi il Marc'Aurelio del futuro, Angels of revolution. Il film, ambientato nel 1934 nel nord dell'Unione Sovietica, narra la rivolta delle minoranze etniche indigene dei Nenet (o Samoiedi) e degli Ostiachi, che guidate dai loro sciamani, si opposero alla diffusione della cultura e delle tradizioni russe nelle loro terre. La storia è ispirata a fatti realmente accaduti, già raccontati da un precedente film russo del 2008 dal titolo The Khanty Saga, che è tratto, a sua volta, dal romanzo del 2002 Our Lady in the blood-splattered snow dello scrittore d’origine ostiaca Yeremey Aypin.
Il film narra la vicenda di cinque giovani intellettuali e artisti uomini, appartenenti all’elite sovietica e capeggiati dall’indomabile e aristocratica Polina Schneider, eroina della Rivoluzione d’Ottobre e fervente credente comunista, si recano nella foresta vergine che si sviluppa attorno al fiume siberiano Ob per fondare un centro culturale russo-sovietico nella cittadina di Kazym, dall’omonimo affluente dell’Ob, che scorre nella parte nordoccidentale del Bassopiano Siberiano Occidentale.
Il nome del villaggio è tristemente noto nella storia russa per la rivolta del 1931-1934, che fu una reazione violenta alla collettivizzazione e alla sovietizzazione di massa, che a Kazym era rappresentata dal centro culturale e dalle attività di propaganda del regime ostile alle pratiche animistiche dei due popoli.
Il regista russo, considerato dalla critica come «fantantropologo», in Angely Revolucij(Angels of Revolution) interpreta tale ribellione come il fallito tentativo nell’URSS degli anni Trenta del secolo XX di riconciliare le due anime culturali russe: quella ancestrale del paganesimo e quella utopistica, legata alle correnti artistiche sviluppatesi in Unione Sovietica negli anni successivi alla rivoluzione del 1917.
L’occasione per la spedizione del gruppo di intellettuali sovietici è rappresentata dai festeggiamenti del diciassettesimo anno dalla rivoluzione, il progetto di edificazione nella taiga sulle sponde del fiume Amnja, a sua volta affluente del Kazym, prevedeva la costruzione di un centro culturale, di una scuola, di un ospedale, di un ambulatorio veterinario e un museo
Nel film, oltre alla costruzione del centro culturale, gli esploratori agit-prop intendono regalare ai nativi un giro in mongolfiera, per dimostrare loro che il cielo è libero da divinità e rappresenta uno spazio da conquistare, per costruire un anello urbano intorno alla Terra.



La sfida al cielo è espressione di teomachia, di fiducia nel progresso e quindi nell’evoluzione delle società irrazionali, che utopicamente il sostrato culturale della rivoluzione voleva far evolvere in società perfette e areligiose. Tale evoluzione sarebbe dovuta avvenire attraverso la scienza, in grado di liberare storicamente, pacificamente e razionalmente dalla natura tali popoli ignari della bellezza e della giustezza del comunismo.
Il gruppo di intellettuali cerca il dialogo con lo sciamano del villaggio, immedesimandosi e cercando di comprendere i riti pagani della terra chiamata dai suoi abitanti «Terra del gomito felino», poiché rappresenta una delle tante incarnazioni di Kasum imi-, che nella lingua degli Ostiachi significa «donna Kazym», la dea venerata dagli Ostiachi del fiume Kazym, figlia di Numi Turum, la divinità maschile principale in lingua vogula, venerata dagli abitanti delle terre bagnate dal fiume Ob.
La dea Kasum imi-, dai Mansi (o Voguli) come Kasum nai ekva, si manifesta o in forma di sabbia o in forma di gatto, quasi sempre di colore nero; da questa ultima forma di materializzazione della divinità deriva la denominazione geografica di «Terra del gomito felino».

Le antiche divinità impediscono agli Ostiachi e ai Nenci della Foresta qualsiasi forma di contatto con i Russi, di conseguenza il tentativo dei giovani intellettuali di insegnare la lingua russa ai bambini è considerato un affronto alle divinità che va punito con la morte.
In realtà la scolarizzazione fu forzata in tutta la regione e ai bambini fu impedito di esprimersi nella loro lingua madre, mentre nei villaggi fu vietato professare le religioni animiste; l’intera operazione culturale aveva come scopo ultimo collettivizzare i nativi e trasformarli in comunità facilmente manipolabili e asservite.
La conciliazione pacifica delle due anime russe fallisce, così l’Armata rossa arriva a Kazym per massacrare i ribelli, i cui sciamani sono additati come kulaki e nemici della rivoluzione, perché considerati dalla classe politica socialista come nostalgici di quello che ai tempi del comunismo era visto come bieco clientelismo in voga ai tempi degli zar, quando i capi spirituali dei villaggi ai confini dell’impero godevano di vantaggi e privilegi concessi dal sovrano in cambio di fedeltà alla corona.

giudizio: **1/2



La versione integrale dell’articolo può essere consultata nel numero di novembre della rivista «InStoria»

http://www.instoria.it/home/marco_aurelio_fedorchenko_festival_cinema_roma
_2014.htm



(Martedì 4 Novembre 2014)


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