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A Roma per presentare il suo ultimo film "Goltzius and the Pelican Company"

Peter Greenaway

"Metto in scena i tabù del vecchio testamento"


di Roberto Leggio


Roma. Peter Greenaway, l'eccentrico e geniale regista, pittore e sceneggiatore gallese; considerato uno dei cineasti più significativi della cinematografia mondiale, ha scelto il teatro Argentina della Capitale, dopo il Louvre di Parigi e la National Gallery di Londra come luogo singolo per mostrare al pubblico Goltzius and the Pelican Company, la sua ultima fatica per il grande schermo.
La pellicola che purtroppo non ha trovato una distribuzione italiana, è scandalosa (al limite della pornografia) colta e raffinata. Il regista di capolavori quali "Il ventre dell'architetto" , I misteri del giardino di Compton House, Lo zoo di Venere, Il cuoco, il ladro, sua moglie e l'amante ha scelto ora di smascherare i vizi capitali tratti dall’Antico Testamento attraverso l'accostamento con l'arte pittorica. Lo fa usando la figura di Hendrik Goltzius, incisore del barocco olandese che per potersi procurare i finanziamenti destinati alla sua opera artistica decide di sedurre un mecenate (interpretato da F. Murray Abraham) mettendo in scena con la sua compagnia teatrale, la Pelican Company, storie bibliche che rappresentano azioni di fornicazione, incesto, adulterio, pedofilia, prostituzione e necrofilia. L'arte di Greenaway è volutamente provocatoria ma raffinatissima sul piano visivo e le scene teatrali rappresentate si sovrappongono ai quadri dei maestri barocchi e rinascimentali in un modo sublime e mai volgare.
Elegante in un gessato blu a righe bianche il maestro risponde alle domande più intriganti con un aplomb britannico.

Di cosa parla il suo film?
Di sei tabù che nel 1500 erano considerati non solo dei peccati, ma anche dei crimini. Credo che a conti fatti adesso abbiamo fatto dei passi avanti. Ad esempio, oggi a Roma, non vieni arrestato per atti osceni. Però se andiamo a Bagdad puoi essere arrestato, se non addirittura lapidato, soprattutto se sei una donna. In entrambi i casi, l'unico crimine che è rimasto è la violenza nei confronti dei bambini,. E siamo tutti in sintonia per le ragioni per cui lo è.

Nel film si esplora la lascivia della moglie di Puttifarre, il famoso capo delle guardie del Faraone...
Facendo parte della storia di Giuseppe, penso che questo episodio funzioni meglio nei paesi cattolici, in quanto si riallaccia ai testi sacri. La settimana scorsa mi trovavo in Polonia e le persone hanno cominciato ad andare via dal cinema perché erano scandalizzati da quanto stavano vedendo. Non credo però che in Italia le persone se ne andranno dalla sala. D'altronde non ci dovrebbe essere mai nessun motivo per cui scandalizzarsi, neppure la blasfemia.

Che cosa ha scandalizzato di più del suo film?
Molti critici sono rimasti scandalizzati dalla natura complessiva del film. In particolare sul fatto che si gioca sul gioco di parole di Dog e God, che non è una bestemmia, ma che funziona solo nei paesi di religione cattolica.

Qual è il suo rapporto con il cattolicesimo?
Devo rispondere con estrema cautela perché mi trovo a Roma, il centro della cristianità. E anche se magari tutti voi siete atei, sono certo che i vostro nonni erano cattolici, e quindi fa parte del vostro humus culturale. Io ritengo che il cristianesimo sia un disastro assoluto, e che abbia creato il senso di colpa e infelicità nel tempo. E tutto questo sulla base di superstizioni. Sono, quindi, profondamente critico, non soltanto nei confronti del cattolicesimo, ma anche a tutte le altre religioni. Mi piace pensare in termini satirici ed umoristici, e penso che dobbiamo essere profondamente critici.



Il film sembra un controcanto alla sessualità che abbiamo adesso...
Grazie a Dio, viviamo in un'epoca in cui la superstizione sta sparendo dalle nostre vite. Questo è un film che cerca di mettere in mostra tutta la stupidità dei voodoo e dei tabù e di tutte quelle idee di cui non si può parlare. Però è un film estremamente positivo, pieno di idee, di persone, di musica, di danza, di estro, di retorica, di oratoria. E quindi è un'opera anche estremamente positiva nei confronti della vita. Non credo di aver bisogno della religione per poter provare un senso di giubilo. Sicuramente mi chiedono: non rimani stupefatto quando guardi la Cappella Sistina, o quando ascolti Bach? Si, certamente. Ma sono emozioni che non hanno bisogno delle religione per essere accettate.

Le religioni mettono comunque sempre all'indice le donne...
Il cristianesimo svilisce e mortifica le donne, che da sempre vengono considerate puttane o vergini. Senza contare le nozioni assolutamente ridicole sull'aborto e sul diritto di non avere il controllo sul proprio corpo. Secondo me è una vergogna. Questo non lo fa solo il cristianesimo, ma lo fanno tutte le religioni. Le donne vengono demonizzate. Il 51% della popolazione mondiale è composto da donne e quindi è una questione inaccettabile. Ma le religioni, tutte, in verità, sviliscono tutto e tutti. Immaginate se non ci fosse Dio e non ci fosse Satana. Oggi potremmo essere responsabili di noi stessi. E questo significa essere liberi.

Come mai il suo film verrà proiettato solo nei teatri?
Il mio paese adottivo è l'Olanda e li i giovani non vanno più al cinema e non guardano neanche più la televisione. Io penso che la morte del cinema bisognerebbe farla risalire ad una data precisa, il 31 Dicembre del 1983, quando i telecomandi sono entrati di prepotenza nei nostri salotti. Da quel momento in poi il cinema non è stato più un'esperienza passiva ma è diventato un'esperienza attiva. Con i nostri cellulari, i portatili, gli smartphone siamo diventati in qualche modo tutti filmakers.

Quindi preferisce il teatro?
La risposta sarebbe complessa. Dovremmo liberarci da certe idee stupide rispetto al cinema. Da quando è stata creata questa macchina dei sogni, la gente è stata costretta a sedersi in una scatola nera, tutti al buio. Noi non siamo degli animali notturni e peraltro per guardare un lungometraggio devi stare seduto 120, 140 minuti. E se ci pensiamo non è un'azione naturale: stare seduti, fermi immobili al buio. Sono azioni stupide che stiamo ripetendo da 120 anni.

Per questo da qualche tempo in qua le i continua a ripetere che il cinema è morto?
E ancora peggio... non è mai stato vivo! Nessuno ha mai visto un film! Sono 120 anni che guardiamo un testo illustrato. Il cinema che conosciamo è basato su un testo scritto, non un mezzo basato sulle immagini Pensiamo agli ultimi tredici anni dove i film di più grande successo sono tratti da romanzi. Herry Potter ed Il Signore degli Anelli, che non sono dei veri film ma dei testi illustrati. E lo stesso lo si potrebbe dire di Lars Von Trier, Almodovar, Eseinsten...

Ma anche il teatro non naviga in buone acque...
Si, però anche se oggi si fa tanto cattivo teatro questo, il palcoscenico resta un luogo più aperto alla sperimentazione, più disposto a correre rischi; mentre Hollywood, Bollywood o il cinema europeo di rischi non ne vuole correre. Ed è forse per questo che il teatro è il luogo ideale per portare il cinema.



Cosa pensa dei nuovi mezzi di comunicazione?
Oggi, grazie ad Internet, è in atto la seconda rivoluzione di Gotheborg, perché possiamo vedere i fatti e condividere l'informazione. Pensiamo alla primavera araba, o a quello che sta accadendo in Cina, in Medio Oriente, in Russia. La possibilità di condividere le informazioni e di avere una istruzione sempre più diffusa fa sperare in una apertura mentale più diffusa. E quindi più capacità di ragionamento. Potremmo finalmente capaci di poter distruggere la religione.

Ma non si può solamente mettere sotto accusa il cattolicesimo...
Infatti mi rapporto anche al mondo Islamico.Però se critico l'Islam devo anche criticare l'America. Il 45% degli americani non crede nell'evoluzione e stiamo parlando del paese più potente del mondo. E se ci riflettiamo è un dato abbastanza sconvolgente.

Cosa pensa di Papa Francesco?
E' più sensibile alle relazioni umane, ma resta cattolico e resta un Papa. Quindi non cambierà nulla. Bisognerebbe liberarsi da tutta la spazzatura attorno all'idea di Dio. Si può dire però che sia tutta colpa del cattolicesimo, se nel 1517 quando Lutero si mise a picchiare contro i cancelli, i cattolici hanno perso tutto quell'impeto che avevano maturato per 1500 anni. E se consideriamo che siamo quasi nel 2015, tra due anni saranno giusto 500 anni dalla nascita del Protestantesimo. E voi a questo punto cosa farete? Celebrerete il fatto che da 500 anni siete rimasti indietro? Le mie sono profonde provocazioni, ma è giusto che ogni artista sia provocatorio.

Ed è per questo che secondo lei che anche i più giovani si scandalizzano del nudo maschile del suo film?
L'erotismo maschile è una questione totalmente nuova, anche perché per lunghissimo tempo abbiamo visto solo donne nude. Ma adesso emerge anche questo nuovo fenomeno.

Cosa è il voyerismo per Greenaway?
E' guardare qualcosa che non saresti autorizzato. Ma se ci pensiamo questa è la definizione propria del cinema, ma è una nozione che ha che fare con l'ipocrisia del politically correct.

Quanto conta Shakespeare nei suoi film?
C'è qualcosa di molto brillante in Shakespeare e se ti fai guidare da lui, questo è potente di per sé. Ci sono moltissimi film tratti dalle opere di Shakespeare, ma quello che fanno è seguire la storia perché il cinema è un mezzo basato sul testo. C'è un continuo cordone ombelicale che lega il cinema alla sua letteratura. Penso che sia l'ora di tagliare questo legame. Non abbiamo ancora mai visto “vero” cinema, ovvero qualcosa che non sia continuamente legato al rapporto con il testo. Se vi dovessi chiedere la storia del Titanic, o di Casablanca, di Guerre Stellari o dell'Ultimo Imperatore, in due parole me la raccontereste. Ma tutto il resto lo avrete dimenticato, perché quello che resta davvero dell'esperienza cinematografica non è la storia, ma sono dei momenti precisi, legati a quel fenomeno audiovisivo che è il cinema.

Ad esempio?
Potrebbe essere una ripresa sul fondo rosso, potrebbe essere qualcuno che urla. Sono solo alcuni rari momenti. Ma se io vi chiedessi qualcosa sul vostro film preferito, tipo Blade Runner, 2001 Odissea nello spazio, quale che sia; quello che vi resta sono alcuni momenti isolati e specifici che hanno poco a che fare con la storia. Ed è per questo che non bisognerebbe perdere molto tempo a raccontare la storia, piuttosto concentrarsi su questi momenti magici e cercare di utilizzarli. Il cinema ovviamente è una macchina che costruisce sogni, ed è intrattenimento. Io non ho nessun problema a dire che è intrattenimento, ma si può intrattenere in tanti modi, La Cappella Sistina di Michelangelo è intrattenimento ma è anche una grande opera di propaganda. E da questo punto di vista il mio è un film che può piacere o meno, ma è sicuramente molto ricco e cerca di esplorare appieno questa la potenza della suggestione.




(Giovedì 13 Novembre 2014)


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