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La svolta storica di casa Disney

Big Hero 6

Supereroi alla Marvel con un pacioso robottone gommoso


di Oriana Maerini


Fai del tuo “assistente sanitario”, il tuo supereroe preferito. Hiro Himada è un quattordicenne prodigio della robotica, che nelle serate della futuristica metropoli di San Fransokyo, partecipa ai Bot Fight (cioè lotte tra Robot), nel quale vince spesso riuscendo anche a guadagnare discrete somme di denaro. E comunque, quando si mette nei guai è sempre salvato dal fratello Tadashi, che tenta di allontanarlo dai quei combattimenti clandestini, cercando invece di farlo entrare nel prestigioso San Fransokyo Institute of Technology, dove potrà mettere a frutto le sue geniali capacità tecnologiche. Convinto definitivamente dopo aver “conosciuto” BayMax, il robot gonfiabile inventato da suo fratello, Hiro decide far parte dei “Geeks” (i compagni di corso di Tadashi), presentando i mirabolanti Micro-Bot, capaci di trasformarsi in qualsiasi forma. Ma la sua nuova invenzione attira un “misterioso” nemico che non solo fa saltare in aria l'Istituto di Tecnologia (uccidendo Takashi), ma scatena una vera e propria “guerra” pur comandare con terrore le strade della città. A questo punto Hiro si industria e lavorando al miglioramento di BayMax, crea con i suoi amici un gruppo di inaspettati “supereroi”.


Al suo cinquantaquattresimo film la Disney, cancella in sol colpo tutta la mitologia “buonista” che l'ha sempre contraddistinta, immergendosi nel mondo dei supereroi. Lo fa di certo in virtù di cavalcare l'onda che tanto piace agli adolescenti degli ultimi quindici anni, ma probabilmente per rinnovare la politica dell'intrattenimento per tutti. Così dopo aver filmato le prime eroine femministe di stampo Pixar (Rapunzel, Brave e Frozen) e abbandonando definitivamente la politica del “bacio salvifico”; si apre al mondo Marvel (tra l'altro creatrice dei fumetti di Big Hero 6) traghettando lo studio di Burbank in altre direzioni. Così prendendo in prestito delle suggestioni di certi Manga Giapponesi e lo spirito innovativo di Miyazaki, i registi Don Hall e Chris Williams, danno vita ad un film “indefinito”, sospeso tra la “tradizione” e il “contemporaneo”, accollandosi il rischio di incappare in una trama sempre li li per incepparsi. Il che per essere un film Disney è un peccato quasi mortale. C'è da dire comunque che la maturazione di Hiro avviene (come spesso accade nei classici) attraverso la perdita dolorosa di un familiare. I punti di riferimento con il passato però sono solo questi. Da qui in poi, il film si trasforma in una avventura del tutto Marvel, dove le citazioni di quell'universo sono così tante che ognuno potrebbe ritrovare passaggi dei suoi beniamini preferiti. Senza contare una venatura molto alla Philip Dick, in quanto l'ambientazione è un'America nipponizzata che ricorda alla lunga il palcoscenico de La Svastica sul Sole; dove la tecnologia (e i protagonisti) è ibridata dai due paesi, quasi senza senso di continuità. Ne resta un film buon sul piano tecnico, un po' meno sul quello narrativo, dove oltre alla simpatia dell'infermiere gommoso BayMax la vicenda un po' puerile si addensa su un gruppo più o meno assortito di “eroi” per caso. Un'opera senz'anima verrebbe da dire, ma i bambini in ogni caso si divertiranno. Quelli con un palato più fine, invece... avrebbero un “indice di gradimento” di appena sei!

Giudizio:**



(Lunedì 15 Dicembre 2014)


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