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"Doc mi somiglia ma non mi appartiene."

Joaquin Phoenix

Incontro con l'attore interprete di "Vizio di Forma" diretto da Paul Thomas Andersen


di Oriana Maerini



Roma. Joaquin Phoenix è straordinario: fuori dagli schemi non solo quanto interpreta i suoi straordinari ruoli sullo schermo. All’ incontro con la stampa ad un certo punto si alza, saluta e dice di non sentirsi a suo agio in quella situazione. Affascinante più che mai con grandi occhi verdi che lanciano sguardi accattivanti da ragazzo che la sa lunga e una cicatrice sul labbro superiore non poteva che essere lui, con un'altra magistrale prova d'attore, ad interpretare l’eccentrico e hippie detective Doc Sportello in “Vizio di forma”il nuovo film di Paul Thomas Anderson tratto dal libro di Thomas Pynchon (Nelle sale il 26 febbraio distribuito dalla Warner Bros). Questo attore che ha alle spalle un grosso bagaglio artistico con tre nomination all’Oscar (Il Gladiatore, Walk the line, The Master) è nato il 28 ottobre 74 a Puerto Rico, Usa. Figlio di una coppia di hippies, fratello del mitico River (è stato lui a soccorrerlo davanti al locale nella tragica notte in cui morì) è praticamente cresciuto sul set. Inizia a recitare all’età di otto anni come interprete di sit-com e spot pubblicitari e debutta, due anni dopo, sul grande schermo nell’avventuroso “Space Camp-Gravità zero”. Lavorare, poi, con Ron Howard nel film “Parenti, amici e tanti guai” ma, a questo punto, proprio mentre la carezza del successo lo sta sfiorando, decide di tagliare i ponti con il mondo dello spettacolo per compiere una lunga esperienza di viaggio in Sud America. Qualche anno dopo torna sui suoi passi e si fa di nuovo notare per il ruolo di un’adolescente incline al delitto nel noir di Gus Van Sant “Da morire” al fianco di Nicole Kidman. Risultato di tanto back-ground? Oggi Phoenix è uno degli attori più bravi ed ambiti di Hollywood, soprattutto per quanto riguarda i ruoli drammatici e tormentati. Ma attenzione, forse ci riserverà qualche sorpresa come interprete nel nuovo film di Woody Allen dove sarà un professore universitario.

Cinebazar lo ha incontrato per voi, in hotel della capitale, in occasione del tour promozionale del film.

E’ tornato per la seconda volta a lavorare con Paul Thomas Anderson. Il personaggio ha qualcosa in comune con quello interpretato in “The Master”?

No, sono due uomini diversi e li ho impersonati seguendo una linea diversa: In The Master la recitazione è stata più “fisica” perché volevo che il livello esteriore diventasse espressione del tormento che si agitava dentro al personaggio. Per Doc, invece, ho tratto ispirazione dai film e dalle serie di quel periodo, soprattutto da tutte le espressioni buffe che facevano gli attori all’epoca. L’ambizione era quella di far apparire, anche se a tratti, il personaggio simile ad un cartone animato. Nonostante ciò Doc è, come nel libro, anche romantico e riflessivo e quindi ho cercato di esaltare il contrasto di queste sue due anime.


Il modo di vestire, i grandi basettoni, tutto richiama lo stile di Neil Young?
Si è ispirato a lui?


Si, all’inizio della preparazione questo cantante è stato un riferimento visivo che mi ha suggerito il regista: mi ha fatto vedere una foto di Neil Young per mostrarmi come sarebbe stato l’aspetto del personaggio. Poi ho lavorato molto con il costumista e posso affermare che la creazione del personaggio è stato un lavoro che mi ha impegnato per un paio di mesi. Non è stato solo Young ad ispirarmi perché ho visionato una marea di libri e immagini dell’epoca. Tutte queste influenze hanno contribuito a creare l’immagine e la personalità di Doc Sportello anche se le basette sono proprio sue!

Nella sua carriera ha diretto anche diversi video musicali. Ha dato dei suggerimenti al regista per la scelta delle musiche?

Spero che non abbia visto quei videoclip! Mi scuso un po’ di questi lavori. Non mi considero un regista né un esperto musicale e non ho mai neppure pensato di dare suggerimenti a Paul per le musiche del film.



Le piacerebbe passare dietro la macchina da presa per un lungometraggio?

Quando arriva la “chiamata” bisogna reagire. Per quanto mi riguarda, ammetto che a volte ho fantasticato sulla possibilità di dirigere un film, ma non mi sento pronto perchè credo di avere molte cose ancora da esplorare e scoprire come attore.

Quanto c’è di lei nel personaggio di Doc?

Per questo film non ho neppure cercato di controllare la mia performance è stato come abbandonarsi ad un flusso di energia. Il modo in cui ho interpretato Doc è diverso da quello che avrebbe avuto qualcun altro, c’è sicuramente molto di personale nella mia interpretazione ma non ci sono “parti di me” nel personaggio che non rispecchia il mio carattere.

Come prepara, in genere la costruzione di personaggi e cosa le resta?

Faccio ricerche per ogni personaggio. Ogni volta preparo delle scatole dove metto i libri, le foto, gli oggetti, i film ma finisco sempre per raccogliere conferme di ciò che già pensavo e di quello che vorrei fare. Non ho mai davvero l’impressione di imparare chissà cosa di nuovo o di uscire più “illuminato” su un periodo o un contesto particolare in cui mi immergo per interpretare un ruolo. Forse anche perché mi dimentico subito tutto! Quando vado a riaprire qualche scatola scopro che avevo completamente dimenticato di aver letto un libro o visto un film per il ruolo interpretato. In qualche modo mi comporto come un alunno che si prepara ad un esame: mi preparo al massimo, con grande sforzo ed impegno ma una volta che ho superato la prova la mia menta “resetta” tutto per prepararsi all’impegno successivo.

In questo film ha nuovamente lavorato con Reese Whiterspoon dopo Walk the Line. Com’è stato recitare nuovamente con lei?

Sono stato felice di lavorare nuovamente con lei perché adoro il suo stile. Reese, è una donna pratica e diretta, una che non si perde in chiacchiere, va dritta al punto. Mi piace quindi confrontarmi con lei in tutto e non solo per quanto attiene al lavoro. Si potrebbe dire che siamo sulla stessa lunghezza d’onda anche perché è una persona molto alla mano, senza fronzoli e sovrastrutture.

Dall’antica Roma agli anni settanta, passando per la fantascienza di Her. Perché non interpreta mai un personaggio attuale?

E’ vero, non ci avevo mai pensato! Forse è un caso, non so cosa dire. Spero che in futuro mi offriranno il ruolo di un uomo di oggi che sarò in grado di interpretarlo.

C’è un film che avrebbe voluto interpretare?

Si, è Keeping face diretto del mio amico Edward Norton. Lo ritengo un film spirituale, divertente e intelligente: se mi capitasse fra le mani un copione di questo tipo ci salterei a cavallo.

Sembra portato per i ruoli tormentati.....

No, come attore vado alla ricerca di ruoli che non siano immediati, diretti, ma resi complessi da alcuni aspetti della personalità del personaggio. Non è quest’ultimo che crea i conflitti ma sono loro a dare forma al personaggio. Cerco dei ruoli in cui posso “abitare”, nei quali posso calarmi completamente. Lo ammetto: prediligo la complessità che rende un personaggio altamente drammatico.

Cosa sta mettendo nella scatola che prepara per il prossimo film di Woody Allen?

Molti libri di filosofia! E' ancora top secret e non posso dirvi ancora niente di Woody, tranne che il film è ambientato nel campus di una piccola città.


Il trailer del flm:



(Martedì 27 Gennaio 2015)


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