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007 e John Steed in una spy story sgangherata e divertente

Kingsman - Secret Service

Questo pazzo pazzo servizio segreto


di Roberto Leggio


Dietro a tutto c'è una sartoria di Londra. Magari non l'avete mai saputo, ma una costola del MI6 (inventata si intende) veste e crea da anni agenti segreti con nomi presi dalla mitologia Arturiana, facendoli paladini della giustizia nel mondo. Così non è innaturale che l'agente Lancillotto ci rimette la vita in una azione in Afghanistan e che il suo capo Galahad, per riparare al danno fatto, doni al figlio piccolo una medaglia e un numero di telefono. Quasi vent'anni dopo quel ragazzo è uno scapestrato coatto, vessato da brutti ceffi del quartiere, tanto da finire in galera. Senza sapere il perché o il per come, chiama quel numero e da quel momento viene catapultato nel mondo delle spie del Kingsman, sotto l'egida di Galahad, alias Harry Hart, un super agente segreto in doppio petto, esperto di armi ed altro. Lo scopo è addestrare una squadra che contrasti le mire di un magnate nero che vorrebbe cancellare la razza umana per salvare il pianeta. Con lanci senza paracadute, battute sul sesso anale scandinavo e sul Marini agitato e non mescolato e lotte da cartone animato, il mondo sarà più sicuro... e un nuovo agente segreto vigilerà sulle nostre vite.


Ridere di James Bond, ma anche di tutta quella letteratura elegantemente british che spazia da John Steed ed Henry Palmer, Kingsman (mutuato da un fumetto di Mark Millar e Dave Gibbons); è un divertissement del genere spy-story, tanto eccessivo quanto originale. Molto è giocato sul pastice creato per rendere realistica una storia che non lo è, proprio come il cinema al quale si omaggia. Tanta emoglobina e teste scoppiate, ma in fondo non si muore mai per davvero (come viene detto per inciso nel film), perché le citazioni che compongono quest'opera pazzoide (ma intelligente) è un vero compendio di tutto quello che il cinema inglese di spionaggio ha fatto negli ultimi cinquanta anni. Il merito è di Mattew Vaughn, che allontanandosi dal casinaro Kick-Ass, mette in scena un film serioso capace di divertire magari eccedendo nel pop più spinto. Anche perché tutto riporta alla quotidianità britannica, dove il pub, gli abiti di Tweed, le gang di periferia e la diversità tra ceti sociali, ne fanno un tratto distintivo. Tutto però ha il sapore di un fumetto (il margine è quello), con i buoni bidimensionali al contrario di un cattivo megalomane e ktich anni '70 che parla con il bleso e la faccia convincente di Samuel L. Jackson (chissà come avrà recitato in lingua originale). Così nel film non manca proprio nulla (gadget compresi), tanto da far diventare perfino Colin Firth una sorta di arma letale, con tanto di spade e ammennicoli vari, da non sfigurare davanti a tutti gli eroi di “spionaggio” che l'hanno preceduto.

Giudizio: **1/2



(Mercoledì 25 Febbraio 2015)


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