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In un mondo in polvere noi non ci “saremo”

Automata

Gli automi che verranno dopo di noi


di Roberto Leggio


La nostra fine, il loro futuro. 2044. La Terra devastata da radiazioni solari è diventata una landa desertificata dove gli ultimi esseri umani lottano per sopravvivere in megalopoli afflitte da tempeste di sabbia e piogge acide. Da tempo i robot sono diventati una realtà, inventati per lo più per supportare una società in declino. Convivono con gli umani solamente grazie a due direttive inalterabili, ma questo non li ha esclusi dall'essere disprezzati. Quando un automa da segni di evoluzione, violando una delle direttive autoriparandosi; Vaucan l'agente assicurativo della più grande società robotica, viene ingaggiato per scoprire chi o cosa ha permesso al robot di modificarsi. L'indagine lo porterà a scoprire che l'umanità ha i giorni contati.


Fantascienza rarefatta e silenziosa, che tanto deve a Blade Runner e I Robot e che non fa mistero di rivalersi sui dettami “cibernetici” di Isaac Asivov. Qui le leggi della Robotica sono solo due (e non tre come da postulato) e impongo nella loro inalterabilità che i robot non possono mettere a rischio nessuna forma di vita e non possono alterare se stessi in nessuna maniera. Su questo piano il regista spagnolo Gabe Ibanez (figlio di Alex de la Iglesia) mette in scena un futuro apocalittico dove i pochi umani rimasti debbano per selezione naturale estinguersi e lasciare il posto agli automi in quel che rimane del Pianeta Terra. Se la prima parte è suggestiva, cupa quanto basta, la seconda (per lo più ambientata in un deserto abbacinante e privo vita) si perde in una questione di sopravvivenza allo stremo dove alla fine gli automi non sono altro che la nostra parte più razionale e migliore di noi, capaci ancora di provare una sincera umanità. Rasato e con un impermeabile alla Rick Deckard, Antonio Banderas incarna perfettamente un uomo conscio che la polvere sommergerà il futuro suo, di sua moglie, della bambina che nascerà e dell'intera umanità. Un film senza speranza, quindi, ma dove forse, solo le spiagge di un mare, saranno ancore testimoni di chi verrà dopo di noi.

Giudizio: **1/2



(Venerdì 27 Febbraio 2015)


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