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La bella favola di colei che trova il proprio principe

Cenerentola

Filologico con qualcosa in più


di Roberto Leggio


La storia dell'orfana vessata e che poi si riscatta sposando un principe la conosciamo tutti. Quello che non sapevamo (almeno nei dettagli) è come lei divenne tale e quale fosse il legame che la tenesse unita ai suoi genitori. Cenerentola è forse la favola più conosciuta di Charles Perrault (tratta tra l'altro da una fiaba cinese), ma ancora meglio dalla sua versione animata da Walt Disney del 1950. In quel film la malcapitata cantava una delle canzoni più belle e speranzose di sempre “I sogni son desideri” ed entrava direttamente nell'immaginario collettivo con tutta la sua forza evocativa dei topolini Gus-Gus e Giac, il gatto Lucifero, la matrigna Lady Tremaine, le sorellastre bruttarelle Genoveffa e Anastasia e la fata Smemorina con la magia di Bibbidi-bobbidi-bu. In pratica fece e fa ancora sognare un esercito di bambini e adulti dalla lacrima facile. Oggi, quando ormai il tempo delle belle “favole” è finito, ecco che proprio la Disney ha deciso di “umanizzare” la fiaba dandola in mano a Kenneth Branagh in una versione crossover del film di animazione e la fiaba originale di Perrault, aggiungendoci anche qualcosa di più “coraggioso”.


Così Ella, la bambina dai capelli biondi, vive con due amabili genitori in una magione di campagna dove l'amore, la fedeltà ed il rispetto reciproco sono la cifra di una esistenza priva di dolore. “Sii sempre gentile e coraggiosa” le ripete la madre, in qualche modo preparandola ad un eventuale inevitabile. Che naturalmente arriva con la morte premature dall'amata genitrice. Rimasta sola con il padre, Ella cresce diventando una brava ragazza avvenente, sempre premurosa nei confronti di tutti... topolini e animali compresi. Ma il padre, un commerciante nei fiore degli anni, per sopperire alla mancanza di una compagna, si risposa con una vedova arcigna e un po' invidiosa madre di due stupite e frivole ragazze, prive di sensibilità e bontà d'animo. Il destino però ha di nuovo in serbo un ulteriore lutto: il padre muore lasciandola in balia della sua “nuova” famiglia che ben presto la relega a serva coperta di cenere. Sola, vessata e ribattezzata Cenerentola (Cinderella nell'originale), la ragazza fugge nel bosco dove incontra Kit, un ragazzo gentile che pare “lavori” nel palazzo del Re. Emozionata di aver conosciuto qualcuno capace di trattarla con gentilezza, Cenerentola decide di andare al ballo aperto a tutte le fanciulle del regno con lo scopo di incontrare nuovamente l'affascinante ragazzo del bosco. Ma per perfidia la matrigna le proibisce di andare a palazzo, strappandole perfino l'abito che avrebbe dovuto indossare per l'evento. Disperata e quasi certa di aver perduto qualsiasi speranza, viene in suo aiuto la fata madrina, che con un paio di colpi di bacchetta magica trasforma una zucca in carrozza, i topolini in cavalli bianchi, due lucertole in valletti. Con il suo abito color del cielo, la ragazza raggiunge il castello, scoprendo che Kit è addirittura il principe. La perduta scarpetta di cristallo allo scoccare della mezzanotte, farà il resto.


Conscio di dover manipolare una materia di pubblico dominio, Kenneth Branagh si serve della fiaba di base e la rimette in piedi tenendo fede a tutto l'intreccio “morale” che l'ha resa immortale. In più opta per uno spiazzamento facendo incontrare una prima volta Cenerentola ed il suo principe in un bosco (luogo deputato alla magia), quasi a caricare la scintilla di una passione che diventerà velatamente erotica durante il corteggiamento nel giardino segreto del palazzo reale. Attraverso questo gioco di celare personalità (un po' come avviene in Molto rumore per nulla), Ella e Kit (proprio come due comuni fidanzati), prendono coscienza dei loro sentimenti e soprattutto delle loro differenze sociali, che non influiscono sul loro futuro amore. Che in fondo polverizza la brutta favola di Lady Tremaine, invidiosa ed incapace di reggere il confronto con la giovane, bella e buona figliastra. In fondo Cenerentola è “incorruttibile” al male e anche quando potrebbe giudicare colei che le ha procurato dolore, senza pensarci la perdona. Si tratta pur sempre di una fiaba, ma Branagh è molto attento a mettere in scena i capisaldi del suo cinema. A ben vedere c'è la riscossa di una ragazza fragile ma giusta, il rapporto amletico tra il Principe e il Re suo padre; e nella narrazione perfino a sfiorare il dramma shakesperiano, quando il Gran Duca trama affinché il due giovani non si incontrino più. Magari con una punta un po' più dark, il film avrebbe fatto invidia alle riletture contemporanee della fiabe più famose. Ma alla fine adulti e bambini ne resteranno soddisfatti. E la Disney potrà valutare ulteriormente di umanizzare altri suoi capolavori immortali.

Giudizio **1/2



(Mercoledì 11 Marzo 2015)


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