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Quel pasticciaccio brutto di fiabe “mitologiche”

Into The Woods

Un musical, un po' baraccone, un po' horror...


di Roberto Leggio


In un bosco lontano lontano, vive una coppia di panettieri con grossi problemi di fertilità; una bambina con addosso un mantello rosso, una ragazza vessata da una matrigna e due sorellastre, una ragazza dai capelli biondi fluenti e lunghissimi che dimora relegata in una alta torre e un ragazzino sveglio a cui la madre ha “imposto” di vendere la mucca bianca per non meno di 5 sterline. Le vite di tutti si incroceranno quando una strega “cattiva” promette alla coppia di fornai di portarle quattro oggetti appartenenti ai quattro ragazzi, in cambio essi potranno gioire dei piaceri della maternità. Spinto dall'alto scopo di diventare padre, il fornaio si innoltra nel bosco andando alla ricerca degli agognati oggetti, non sapendo che le vicende di tutti da quel momento cambieranno radicalmente.


La Disney è da sempre la fabbrica dei sogni per eccellenza. Ed in questo caso accorpa quattro tra le fiabe più famose (Cenerentola, Rapunzel, Cappuccetto Rosso e Jack e i fagioli magici), mettendo in scena un musical cross-over dove le storie come le conoscevamo non seguono pedissequamente la tradizione originale. Ci troviamo così a scoprire che Cappuccetto Rosso è si una bambina un po' sventata e molto affamata, ma in fondo non le dispiace essere ghermita dal lupo cattivo (che naturalmente muore salvando “capra e cavoli”), Cenerentola è destinata ad una vita di stenti ma fa di tutto per piacere al suo “principe azzurro”, un tipo belloccio ma fondamentalmente vanesio e idiota; mentre Rapunzel vuole scappare dalla sua torre “d'avorio” solo per avere le attenzioni di un altro principe anch'egli poco regale. Forse l'unico ad essere identico a se stesso è Jack, quello dei fagioli; che dopo aver perso la mucca si arrampica fin su al regno dei giganti per rubare oggetti d''oro per dare un futuro migliore a se stesso e sua madre, senza pensare che poi qualcosa scenderà dalle nuvole sovvertendo tutte le favole fin ora conosciute. Into the woods gioca su questi assurdi, mettendo in primo piano la voglia di maternità, ma anche la cupidigia di un gruppo di personaggi destinati a soccombere alla loro stessa mitologia. Detta così sembra un ottimo film, geniale per quanto riscrive le vicende che la maggior parte di noi conosce, invece frana in una sceneggiatura mal scritta e assolutamente non coinvolgente. Rob Marshall, regista e coreografo premiato con l'Oscar per Chicago, rimette mano al musical di James Lapine e Stephen Sondheim che trenta e passa anni fa mischiarono le favole a loro più congeniali, per un musical di grande successo e tanto rispetto. Ma il passaggio alla celluloide, molto si è perso, ed il film di Marshall (un po' come accadde con Nine), non trova un giusto equilibrio tra psicologia (il bosco è quel posto magico ed iniziatico che potrebbe essere viatico di grandi aspirazioni di un viaggio iniziatico, ma anche di luogo del più nero terrore) e la morale che le storie vorrebbero (e che hanno per secoli) raccontato. Così ci si ritrova con un film diviso nettamente in due; dove nella prima (seppur con contrasti e cinguettii vari) le fiabe prese in esame percorrono la loro giusta “epica”; mentre nella seconda (quando proprio il film pare terminato) perde del tutto la sua aurea giocosa immergendoci in un cupissimo horror, nel quale i tradimenti, le tensioni e le bugie affossano e uccidono (si proprio così) alcuni personaggi immortali. Ne resta un vero pasticciaccio brutto, con intenti alti; ma privo di mordente, nel quale i bambini ne verranno terrorizzati e lasciati ad agognare il canonico “e vissero felici e contenti”. Perché dal bosco ci si esce, è chiaro, ma la vita, quella vera che essi avranno davanti è piena di insidie. Starà a loro capacitarsene. Magari non ora. Magari con più maturazione.

Giudizio: *



(Mercoledì 1 Aprile 2015)


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