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Il dodicesimo film di Nanni Moretti conquista la critica

Mia Madre

L'insostenibile inadeguatezza dell'essere secondo il regista romano


di Oriana Maerini


Domani si saprà se Mia Madre, il dodicesimo film di Nanni Moretti sarà in concorso al festival di Cannes ma già ha conquistato la critica italiana che l'ha visto in anteprima al Nuovo Sacher, la sala romana gestita dal regista.
Cinema nel cinema, inadeguatezza dell'essere, elaborazione del lutto. Moretti prende spunto da una sua vicenda autobiografica (la morte della madre avvenuta durante il montaggio di "Habemus Papam") per affrontare, seguendo la sua inconfondibile cifra stilistica, temi universali. Per farlo usa un alter ego che veste i panni di Margherita Buy nel ruolo di Margherita (una delle migliori interpretazioni di questa bravissima l'attrice), una regista insicura e inadeguata sia nella vita (non sa gestire i rapporti sentimentali e affettivi con le persone che gli vogliono bene) sia nel suo lavoro. (irascibile e confusa sul set) Ma proprio l'assenza di certezze monolitiche rendono questa figura più vera, più adatta a rispecchiare il caos calmo che invade una generazione che ha perso ogni punto di riferimento. La regista di Moretti è una donna che non si scopre mai, che vive sempre in un altrove diverso rispetto a chi la circonda. Accudisce la madre ma senza una vera empatia, si interessa alla figlia ma scopre che non ha captato una sua crisi adolescenziale, si sbarazza di un amore finito senza interrogarsi sul dolore dell'altro. Forse per pudore Nanni non ci mette la faccia, ritagliandosi il ruolo di contorno del fratello di Margherita, ma fotografa se stesso con un volto femminile e svela, usando il cinema come il lettino di uno psicanalista, tutte le sue debolezze, i suoi incubi. Il film narra, infatti, di una regista che, mentre sta lavorando ad un film sull'occupazione di una fabbrica da parte degli operai contro un imprenditore (uno scanzonato e bizzarro John Turturro) che vuole licenziarli, si trova ad affrontare la malattia e la morte della madre. (intepretata da Giulia Lazzariniattrice teatrale di Strehler e Ronconi che è perfetta nel ruolo di una donna che vive la sua malattia con grande dignità).



"Credevo che col tempo il disagio che vivo sarebbe diminuito, grazie al cosidetto 'pelo sullo stomaco' degli anni. Invece più passa il tempo più l'inadeguatezza cresce. Prima di girare un film faccio sempre gli stessi incubi: che sul set nulla funzioni. " Questa non è una frase di Margherita nel film ma un'affermazione di Nanni Moretti in conferenza stampa.
Il regista regala più che mai, seguendo il fil rouge della sua opera, al suo pubblico tutte le sue fragilità di uomo e regista ed in questo risiede la sua grandezza. Sul piano stilistico il film affascina per dimensione onirica che pervade la vita della protagonista stigmatizzando il suo vissuto sempre in bilico fra sogno-incubo e realtà. Tanto che lo spettatore a volte non è in grado di capire subito se si tratti di un sogno, di un ricordo o di verità. E' il caso della bellissima scena in cui Margherita passeggia, davanti ad un cinema romano, a fianco di una lunga fila indiana di persone che vanno a vedere il film e ritrova fra questi la madre, il fratello e lei stessa ragazza con il fidanzato. Un'immagine che rievoca atmosfere quasi felliniane. Azzeccata anche la scelta di dare un tocco di ironia alla pellicola grazie al personaggio di Turturro, un bizzarro e quasi paradossale attore americano con una lunga carriera alla spalle che viene a Roma per girare un film in cui non crede. La personalità di questo straordinario attore, quasi avulso in un film di Moretti, apporta infatti grazie alle sue gag geniali una leggerezza inaspettata.

giudizio: °°°



(Mercoledì 15 Aprile 2015)


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