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Pazzo, pazzo mondo post'atomico

Mad Max Fury Road

Visionario, eccessivo, folle, roboante futuro


di Roberto Leggio


Dopo che la guerra per il petrolio ha “rinsecchito” la Terra riducendola ad un deserto infuocato, poche comunità sopravvivono con poca acqua, poco cibo e tanta, tantissima sopraffazione. Una di queste è tiranneggiata da Immortan Joe, un uomo senza scrupoli, nascosto sotto una maschera da predatore, che tiene in pugno la “sua” comunità donandogli ogni tanto un po' d'acqua, segregando donne bellissime solo per ingravidarle e creare uomini destinati alla lotta e alla violenza, gestendo perfino il “latte madre”, trasfuso direttamente dalla mammelle delle puerpere, così da garantire energia ai suoi guerrieri destinati al Walhalla. La principessa Furiosa, una delle tante concubine, una prediletta di Immortan Joe, un giorno decide di fuggire in una autocisterna blindata che trasporta oltre alla benzina anche cinque fanciulle. L'intento è di raggiungere il “posto verde”, un luogo dove ricominciare senza padroni e senza violenza. Inoltratasi nel deserto, inseguita dall'esercito motorizzato Immortan Joe, la sua fuga si incrocia con quella di Max, un ex poliziotto con un passato di sangue, che prigioniero anch'esso non solo si libera dalla catene, ma cercherà vendetta, giustizia e redenzione, aiutando la donna e le altre fuggitive a mettere un po' d'ordine nel disordine della follia umana, tentando anche di fecondare nuovamente il mondo.


Eccessivo, pazzoide, teso ed estremo; George Miller ritorna al futuro post-apocalittico che l'ha contraddistinto nei tre precedenti episodi, rilanciando la saga di Mad Max trent'anni dopo l'ultima avventura. Tom Hardy sostituisce Mel Gibson e tutto è volutamente come prima. Peggio di prima. Più selvaggio e barbarico di prima. Il futuro che ci si prospetta è totalmente allo sbando, la follia regna sovrana e nulla fa presagire niente di migliore. Il nuovo Mad Max, è un remake, ma è soprattutto un reboot di una serie che fece epoca. Qui tutto è portato al parossismo, totalmente fuori controllo da essere di una radicalità inarrivabile. Il film si snoda in una ipercompressa lunghissima fuga, con veicoli velocissimi blindati ed armati di qualsiasi arma possibile; dove la poca umanità è relegata ad un gruppo di ragazze vestite totalmente di bianco in cerca di serenità, in quanto sfruttate da un despota crudelissimo che le considera un suo “tesoro” personale da sfruttare, ingravidare e mungere per il bene del suo esercito di pazzi furiosi. A cercare di garantire un po' di sana femminilità è la principessa Furiosa, che soverchiando qualsiasi regola si pone come la protagonista assoluta di un opera di sangue, metallo e benzina. E Max? Max è l'eroe solitario, arrabbiato con se stesso e con il mondo che lo circonda, così da essere la furia silenziosa di un pirotecnico mondo senza più alcuna possibilità. Nella sua corsa a perdifiato nel deserto, Geoerge Miller si riprende il suo mondo apocalittico ma fa l'errore di descriverlo come un pompatissimo videogame talmente ipercinetico che alla lunga annoia. Spari, esplosioni, tamburi di guerra e chitarre di fuoco e fiamme lo rendono un opera punk stordente, affascinante nelle scene d'azione, ma caotico ed inconcludente nella sceneggiatura. Ma non abbiate paura, Mad Max Fury Road farà faville ed entrerà anch'esso nel culto. Sporco, veloce, sabbioso e brutale.

Giudizio: **



(Giovedì 14 Maggio 2015)


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