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Falcone e Borsellino nel loro intimo

Era d'estate

Prima del maxi processo… una vacanza “forzata”


di Roberto Leggio


Ritratti di famiglia in un “forzato” interno. Falcone e Borsellino nella loro salda amicizia, esiliati all’Asinara, dopo una soffiata di mafia che farebbe di loro vittime sacrificali della guerra alla legalità. Con famiglie a carico passano il tempo a cenare, decantare Shakespeare, dialogare, pensare, ridere, nuotare, agognando una vita che presto li farà eroi mai dimenticati. Presto un maxi processo sconfiggerà gran parte di Cosa Nostra, ma il futuro è scritto nelle stelle del Martirio.


Tentando di restare ai margini dell’agiografia di due rappresentanti dello stato in prima linea contro la mafia (e i loro collegamenti), Fiorella Infascelli li riprende nelle loro umane e familiari convenzioni, mostrandoli persone comuni appesantiti da responsabilità legali troppo etiche anche per loro. Ma così facendo li rende fin dall’inizio “dei morti” viventi in attesa del loro inevitabile destino. Colpevole è una sceneggiatura tutta puntata sull’attesa di una novità che possa ridare loro la libertà di agire (un po’ come il sottotenente Drogo de Il Deserto dei Tartari) e sulla quotidianità di due uomini che vorrebbero essere normali, purtroppo senza averne le possibilità di esserlo. E quando la novità arriva (gli agognati incartamenti del primo maxi processo contro la Mafia) il film è li li per terminare prima dei cartelli che illustreranno quel poco che c’era ancora da sapere su Falcone e Borsellino (intellettuali di sinistra e di destra, amanti della famiglia, del buon cibo e di una vita per la legge). Se l’idea era di rendere omaggio a due eroi dello Stato che per lo Stato sono stati abbattuti, va bene, ma per l’economia della finzione, qualcosa non quadra. Non tanto per la memoria corta italiana, quanto per una messa in scena troppo vacua e televisiva, a fin dei conti vana.

Giudizio **


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(Lunedì 19 Ottobre 2015)


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