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Elegia dell'arte e della natura di un continente

Francofonia

L’Arca Francese nelle acque tempestose dell’Europa in guerra


di Roberto Leggio


Cosa saremmo senza i musei, si chiede Alexandr Sokurov nel suo studio privato. Ma soprattutto come potremmo comprendere il nostro “essere” europei se non potessimo guardare gli occhi dei ritratti rinascimentali? Potremmo mai comprenderne il mistero? Le risposte paiono a tesi, ma per il regista russo non lo sono. L'arte (le arti), la concezione dell'intelletto sulla bestialità, è il filo conduttore di Francofonia, film “artistico” ed elagico. L'arte come punto di partenza della cultura collettiva. Dopo aver “esaminato” L'Ermitage, Sokurov esplora il Louvre. Arca Francese nelle acque tempestose della seconda guerra mondiale; il museo è il deposito umanista, faro illuminate e fondante dell'intera cultura occidentale. Francofonia non è solo un film. E' qualcosa che ci ricorda la nostra essenza europeista, nel contesto di forzata cooperazione franco-tedesca nel più grande macello dell'umanità.


Due sono i personaggi principali: il direttore del Louvre Jacques Jaujard, il francese vinto nella Parigi occupata, ed il Conte Franziscus Wolff-Metternich, il tedesco conquistatore che si espose in prima persona per salvare le opere dalla rapace forza distruttiva del nazismo. Due uomini, dapprima circospetti e poi uniti, che riuscirono con difficoltà a preservare e conservare il frutto dell'acume intellettuale di questo continente in continua deflagrazione. Film di metafore (il bastimento pieno di container che naviga nella tempesta con il rischio di inabissarsi e perdere il suo prezioso carico per sempre; la scultura giordana di nove mila anni fa), il film è un concentrato di idee e di immagini che riflettono l'ideale di una “società” umanista e concettuale. E per renderla tangibile e facilmente decodificabile, Sokurov mostra fotografie, quadri, figure allegoriche (La Marianne) e condottieri illustri (Napoleone), ricostruzioni atemporali (le divise naziste in un contesto moderno), quasi a dimostrare che l’arte, come il pensiero, è impossibile da ingabbiare. Un'opera di grande passione che ci riconcilia con la settima arte, espressione massima di tradizione narrativa.

Giudizio ****


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(Venerdì 11 Dicembre 2015)


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