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Ripartire da zero per essere se stessi

Creed

Rocky e il suo spin-off


di Roberto Leggio


Figlio illegittimo di Apollo Creed, Adonis (Donnie) Johnson è un ragazzino rancoroso che “sopravvive” in un riformatorio. Diciassette anni dopo vive la sua vita dorata nella casa del padre in quanto adottato dalla moglie di Creed che lo ha cresciuto come un figlio vero. Sebbene un ottimo lavoro Adonis ha la boxe nel sangue e nei fine settimana combatte in piccoli incontri spesso oltre il confine messicano. Ma il richiamo del ring è fortissimo. Abbandonata Los Angeles e la sua vita agiata, il ragazzo si trasferisce a Philadelphia, andando alla ricerca di Rocky Balboa, l'ex campione, lo stallone italiano grande avversario e amico di suo padre, per cercare di convincerlo a fargli da allenatore ed entrare nella boxe professionista.


Da Los Angeles a Philadelphia, il match è servito. Finito nel dimenticatoio degli eroi in disarmo, Rocky Balboa torna alla luce con uno spin-off che ha tanto il sapore di un remake, ma dalla parte avversa. Non più un ragazzone di strada italo-americano, senza arte e ne parte; questa volta è un afromaericano dalla vita agiata alla ricerca di un proprio centro nel mondo. Così a quarant'anni esatti dopo l'epica sfida tra lo Stallone Italiano ed il "nemico"-amico-mentore Apollo Creed, campione dei pesi massimi (costruito sulle fattezze di Cassius Clay), eccoci ad una riscrittura della mitologia stessa. Rocky Balboa è un uomo ferito dalla vita, crepuscolare eroe rimasto solo (dopo la morte dell'amata Adriana) a gestire un ristorante e a combattere contro se stesso e il proprio fisico che lentamente lo sta abbandonando. Ma è allo stesso tempo più saggio e ironico, in quanto forse per la prima volta può gestire la propria vita senza l'assillo di essere per sempre “il campione”. Da anziano leone prende sotto la propria guida un nipote “acquisito” (Ciao Zio!), che gli fa ricordare il legame con il genitore che tanto gli ha dato in fatto di amicizia e solidarietà. Con la testardaggine che ha sempre contraddistinto questo eroe della gente, Rocky allena Adonis come il burbero Mickey aveva fatto con lui (la corsa dietro la gallina e alla mattina presto), in un film nostalgico nelle corde di un vero rilancio della saga. Nel giovane arrabbiato che non vuole utilizzare il nome del padre per avere la strada del ring aperta ci si può leggere l'eterna lotta degli afroamericani (nonostante l'era Obama) per affermarsi in una nazione ancora non propriamente amalgamata. A creare il pathos socio-politico è il regista Ryan Coogler che aveva già esplorato (ed esploso) il corpo di Micheal B. Jordan in Fruitvale Station, che con passione e reverenza ridona al mito di Rocky l'aura che in fondo non si è mai appannata. La forza del film è nel suo essere un commovente richiamo al passato con Silvester Stallone talmente in grande forma da mettere al tappeto il suo comprimario più giovane, il ragazzo che sicuramente prenderà lo scettro dalle sue mani per avviarsi ad una nuova versione della leggenda, magari meno eroica ma più pirotecnica ed elaborata, sempre dalla parte di chi deve combattere contro tutto pur di farsi strada nella vita.

Giudizio **1/2



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(Giovedì 14 Gennaio 2016)


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