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La vita nascosta in una Sim

Perfetti Sconosciuti

Amara commedia teatrale di quotidiana ipocrisia


di Roberto Leggio


Quanto di celato di noi è racchiuso nella Sim di un cellulare? Il quid è il tema centrale della cena tra amici nella quale ognuno, in un gioco innocente, dovrà leggere i messaggi e ascoltare le telefonate dell'altro. Tra una portata e l'altra, in mezzo a discorsi di famiglie, nuovi amori, lavori perduti e sogni infranti, tutti i convitati hanno l'obbligo di porre sul tavolo il proprio cellulare e ogni qualvolta che esso squilla (per un sms, whatApp, mail, telefonata) l'esito dovrà essere alla portata di tutti. Ognuno si professa senza alcun segreto, ma dopo un po' ognuno si dovrà confrontare con se stesso e con gli altri prima di scoprire tutti assieme di essere dei perfetti sconosciuti.


Giardini Segreti della nostra vita terrena e virtuale, i telefonini sono armi di distruzione di massa. Attraverso loro riponiamo (come in un enorme scrigno segreto) la nostra “anima” sociale e nascosta. Raccontano in pratica “altri noi”. Così non è anormale che la metafora del film filtri sulla domanda: chi siamo realmente? Su questo piano il nuovo lavoro di Paolo Genovese, colpisce nel segno. Il gioco al “massacro” della cosiddetta “verità”, mette a nudo la parte nascosta di tutti noi; quella più meschina e ipocrita. Quella che potrebbe far deflagrare amori, amicizie, rapporti umani e svelare segreti inconfessabili. E sono proprio gli SMS, WhatsApp, nomi in codice, a spogliarci e come in una seduta psicoanalitica mostrare che nessuno è innocente. Si tratta finalmente di un film di scrittura. Una piece teatrale a porte chiuse. Cosa inusuale nel panorama del cinema italiano, avvezzo com'è a raccontare meschinità in maniera caciarona, dove la parolaccia è il viatico della degradazione della società italiana. Qui invece, grazie ad una sceneggiatura scritta a più mani (lo stesso regista e altri quattro “amici” tra cui l'attore Rolando Ravello), ci troviamo a cospetto di un'opera sospesa tra commedia e dramma, con sette personaggi, l'altro amici di vecchia data, che per protezione uno dell'altro, cercano di riempire le proprie vite di un senso, in quanto corpi frangibili, “sotterranei”, scomodi da mostrare agli altri. Peccato però che pochi comprenderanno il finale amaro ed ipocrita, troppo farraginoso che arriva senza alcun preavviso. A dimostrazione che le nostre “vite” siano sospese in un limbo di bites, ai quali purtroppo o per fortuna restiamo aggrappati per sentirci vivi e superficialmente vegeti.

Giudizio **1/2


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(Giovedì 11 Febbraio 2016)


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