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Un classico di Tenessee Williams al Teatro India di Roma

Lo zoo di vetro

Diretto e interpretato da Arturo Cirillo


di Matilde Pasquali


Roma. Lo zoo di vetro di Tennessee Williams, opera teatrale del 1944 ambientata nel contesto americano di una media città di provincia, terra al tempo stesso di opportunità e di frustrazione per molti. Questa versione diretta da Arturo Cirillo nell' ambientazione scenica del teatro India quasi teatro sperimentale, con una separazione tra palcoscenico e platea più ideale che reale, senza sipario, senza quinte a far sì che lo spettatore sia assorbito ed avvolto dalla scena e dal dramma, dramma del ricordo come è definita l'opera, con l'illuminazione spot volta ad individuare e a dare risalto al singolo personaggio per poi relegarlo effettivamente nell'ombra quando sarebbe, in altri teatri, uscito di scena.
Tre i personaggi protagonisti che si dividono equamente la scena ed il peso nella storia, più uno minore ma caratterizzante dell'intera opera e punto di svolta. Una famiglia composta da madre, figlio maschio e figlia femmina. La madre Amanda, con un passato da rimpiangere ed una bellezza ormai sfiorita ed una loquacità ed una apprensione nei confronti dei figli che disturba ma che nel contempo fa tenerezza, un figlio maschio Tom, su cui ricadono le incombenze economiche, le colpe del padre (andato via di casa) e le ansie della madre affinché non segua le orme paterne, una figlia femmina Laura,che è l'anello debole della catena, timida, zoppa (anche se zoppa non si può dire se non alla fine in un moto di rabbia) e senza alcuno sbocco lavorativo (abbandona gli studi) né alcuna speranza di trovare un corteggiatore e "sistemarsi" come tante ragazze "normali", intenta piuttosto ad ascoltare vecchie canzoni, leggere vecchi romanzi ed accudire animaletti di vetro delicati e fragili come lei (lo zoo di vetro appunto).


Tenero e controverso il rapporto tra i fratelli e con la madre, fin quando arriva Jim, l'ultimo personaggio capace finalmente di ribaltare la situazione sembra, di far uscire la ragazza dal suo guscio di vetro e renderla più propensa al contatto ed ai rapporti con il prossimo forse anche più sicura di se stessa, seppur sempre fragile (l'unicorno di vetro della sua collezione che la simboleggia, si frantuma a causa diJjim e perde il suo corno....diventa normale come gli altri cavallini di vetro). Si tratta però solo di un'illusione momentanea, Jim ha un futuro già scritto e per Laura non c'è altra speranza che tornare alla sua triste grigia vita, priva di speranze ed opportunità; per la madre a nulla sono valse le fatiche, le illusioni, gli sforzi di trovarle un marito ed assicurarle un futuro, cosa che riusciva lei così facile da giovane quando piena di corteggiatori di belle speranze ed ottima famiglia, si innamorò del padre dei suoi figli che in seguito la abbandonò lasciandola sola ed in difficoltà finanziarie.
E Tom, che nella storia ricopre la doppia veste di attore protagonista e narratore nell'ambito di quello che è in fondo un ricordo, incolpato e scacciato dalla madre per gli insuccessi sentimentali della sorella e per i propri insuccessi professionali, esce di scena, si imbarca con la marina mercantile ed abbandona a sua volta (come fece già suo padre) madre e sorella apparentemente senza sbocco futuro.
La frase finale di Tom rivolta a sua sorella Laura: spegni le candele! simboleggia appunto "Dimenticami!" E si chiude la storia.



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(Domenica 22 Maggio 2016)


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