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Il ritorno alla natura selvaggia

La leggenda di Tarzan

Grande spettacolo ed intrattenimento per l’uomo scimmia (che non passa mai di moda)


di Roberto Leggio


Dieci anni fa John Clayton III era Tarzan, il signore delle Scimmie. Ora vive imborghesito nel suo maniero alle porte di Londra con la moglie Jane. Quando il governo lo invita a tornare in Congo, rifiuta in quanto l’uomo scimmia che era non esiste più. Ma la forza selvaggia dell’Africa e l’insistenza di un emissario degli Stati Uniti, deciso a provare la colpevolezza del Belgio in materia di schiavitù, lo convincono a rivedere le sue decisioni. Quello che non sa è di essere invece una pedina di una vendetta orchestrata da altri ma manipolata dal capitano belga Leon Rom che sta “imbastendo” una milizia privata per coprire biechi affari in materia di diamanti ai danni della popolazione locale. Una volta tornato a “casa” Lord Greystoke, si riscopre Tarzan, amico degli animali e difensore dei più deboli, dando inizio ad una avventura che finirà con il “botto”.


Dopo oltre 100 anni, una decina di attori e una cinquantina di film (compreso una commedia con Totò e il cartone animato Disney), ecco il Tarzan del terzo millennio. Biondo, muscoloso, lord, marito, supereroe. Si perché John Clayton III Greystoke, facente parte della camera dei Lord, non fa mistero di essere discendente di una famiglia “regale”, con tanto di castello alle spalle. Ma la sua leggenda è legata all’Africa. Il continente nutrice della razza umana (diventata tale dopo la discesa dei primati dagli alberi). Il centrafrica per l’esattezza, nella foresta pluviale più misteriosa del pianeta, dove vivono i gorilla di montagna. Ma anche altrettanti indigeni di pelle vestiti. Un po’ come Batman (se ci fate caso in una sequenza un brano musicale ricorda la colonna sonora del Pipistrello di Nolan) Tarzan è un giustiziere al servizio dei più deboli, senza superpoteri, molta forza e molta atletica. Da solo, una volta ritornato al suo ambiente naturale (la giungla appunto), parla con gli animali, combatte con essi e per essi e salva l’ambiente e i suoi abitanti dall’avanzare della civiltà dei bianchi, affamati di diamanti e di colonialismo. Diretto da Peter Yates (regista di quattro Harry Potter e dell’atteso Animali Fantastici e dove trovarli), è un film d’avventure dal sapore antico molto fantasioso (sebbene glamour) dove i morti ammazzati non schizzano una goccia di sangue (quasi ci si trovi nel pieno del Codice Heines) per non turbare le giovani platee. Un film per tutti che garantisce spettacolo ed intrattenimento, anche se la rivisitazione dell’eroe in chiave postmoderna delude un po’ le aspettative. Perché il nuovo Tarzan è in fondo un “intellettuale” che riscopre il suo lato selvaggio ed ambientalista, merito anche della sua bella moglie, per una volta non solo figurante ma protagonista di primaria importanza. Sprecata la presenza di Djimon Hounsou, relegato ad un lungo cameo di forza bruta e vendetta. Iconici invece Samuel L. Jackson, l’uomo con il fucile del nuovo mondo ed il “cattivissimo” Christoph Waltz, sornione ed negativo come ai tempi di Bastardi senza gloria.

Giudizio **1/2




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(Giovedì 14 Luglio 2016)


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