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Remake di un film cult firmato da Antoine Fuqua

I Magnifici 7

Sette “desperados” alla ricerca della propria umanità e giustizia


di Roberto Leggio


Mettere le mani su un cult come I Magnifici Sette, tralaltro traslati in America dal Giappone dai Sette Samurai di Kurosawa, è un po' come riscrivere la leggenda di un qualsiasi romanzo epico. Pensate ad Achille ed Ettore, duellanti nella sabbia davanti a Troia, con armi da fuoco anziché spade, scudi e lance. Oppure, che so, Ulisse, che trafigge l'unico occhio di Polifemo con una pallottola calibro 45 invece di un palo acuminato. O ancora Ettore Fieramosca che con i suoi 13 cavalieri si sbarazza dei 13 soldati di Guy La Motte, con pistole e fucili come si trattasse della sfida all'Ok Corall, piuttosto di cavalli e armature. Chris e Vin, Yul Brinner e Steve McQueen sono e restano nel nostro immaginario come i due eroi, capi del drappello dei sette nichilisti che si battono per difendere dei contadini dalle scorrerie del bandito Calvera. John Sturgess, il regista che riprese le tematiche dal film più articolato di Akira Kurosawa, non fece mistero di mettere in risalto (quasi di più del collega giapponese) la caducità del mondo dei guerrieri destinati a “perdere” contro la forza di volontà dei contadini, portatori e difensori della moralità e della rettitudine. Quindi perché rinnovare la storia di sette uomini contro i soprusi e la sopraffazione di alcuni? Me lo chiedo sempre quando vengono realizzati remake di opere che hanno segnato epoche e che sono entrate nella mitica dell'immaginario collettivo. Capita adesso con I Magnifici 7 (scritto adesso in numero) diretto da Antoine Fuqua, regista afroamericano particolarmente attratto da crime story metropolitane, che ha rimesso mano alla materia western replicando la vicenda di un gruppo di “anarchici” che si trovano a scontrarsi contro una marea di uomini armati che vessano e uccidono una cittadina di volenterosi coloni. Dal trailer si evince che la struttura dell'epica è diversa in quanto i contadini sono stati sostituiti da “gente di città”, ben vestita e magari economicamente più agiata dei loro emuli. Anche i 7 giustizieri appaiono diversi: non gente raccattata dalla strada veloci con le pistole e poveri in canna; ma veri e propri uomini d'azione, ognuno con una propria tipicità. Chi spara bene con il fucile, chi con la pistola, chi tira con i coltelli, chi fa centro con l'arco, chi è abile con la dinamite. Anche la fattispecie dei giustizieri è cambiata. Non più solo bianchi, ma un gruppo più eterogeneo e multirazziale. Così, se il capo della ghenga è nero, c'è anche il pellerossa, il messicano e l'orientale. Una banda assortita in linea politically correct del melting pot dell'era Obama, tutti uniti per la stessa causa. Che è quella di riportare la pace e la giustizia a Rose Creek, città polverosa che si ritrova sotto il tallone di ferro del magnate Bogue e dei suoi “pazzi assassini”. La resa dei conti sarà piena di morti ammazzati, sparatorie nello stile scoppiettante dei nuovi blockbuster, comprensivi di sangue, sudore, polvere da sparo e ironia. Il film arriverà nelle sale il 22 Settembre gonfio di all stars: Danzel Washington, Chris Pratt, Ethan Hawke, Vincent D'Onofrio e Peter Sarsgaard. Resta solo da capire se sarà capace di sprigionare tutta la sua carica epica e diventare, come lo furono gli “originali” un classico.



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(Martedì 19 Luglio 2016)


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