.


Recensioni Festival Eventi Sipario Home video Ciak si gira Interviste CineGossip Gadget e bazar Archivio
lato sinistro centro

Home Interviste      Stampa questa pagina  Invia questa pagina  Zoom: apri la pagina in una nuova finestra


Gli effetti devastanti della politica economica asservita al denaro

Ken Loach, l'agitatore

Siamo tutti Daniel Blake!


di Roberto Leggio


Roma - “Io sono Daniel Blake e non sono un cane, ma un essere umano!” “Io sono Daniel Blake, sono malato di cuore e non so usare i computer, ma solo la matita per compilare il mio curriculum vitae”. “Io sono Daniel Blake e voglio rimanere tale e non perdere la dignità!” Bastano queste frasi per comprendere il senso dell'ultimo film di Ken Loach. Forse, ed è il caso di dirlo, uno dei migliori della sua carriera. IO SONO DANIEL BLAKE, tutto in maiuscolo per sottolineare l'identità individuale è un film volutamente di sinistra, vero, duro, solido, che racconta di un carpentiere sessantenne malato di cuore che in un job center incontra una mamma single, disoccupata e con tre figli a carico. Volti dei nuovi “morti di fame”, soggiogati dalla crisi economica e scriteriate scelte politiche che di sociale non hanno nulla. Giunto a Roma per presentare il lavoro vincitore della Palma d'Oro all'ultimo festival di Cannes, il regista britannico, sempre contro l'enstablishment, sempre schierato con i più poveri, gli esclusi, i più abietti, parla a ruota libera del quotidiano del suo paese dove la divisione tra ricchi e poveri è sempre più netta. E non si fa nessuna remora nel rigirare il dito nella piaga mostrando un problema non solo inglese, ma globalmente europeo. I tagli alle spese sociali è una mannaia per moltissimi che faticano ad arrivare a fine mese, ma è soprattutto una critica possente alla crudeltà delle regole statali e come vengono applicate. Ken Loach “il rosso” è ancora fuori dal coro. Ed è un bene perché il suo è un cinema ribelle, libero, indipendente, o proprio come asserisce lui stesso “agitatore”.

Oggi la parola cittadino è diventata vacua e quasi insultante. Ma per lei, come si vede nel film, è un diritto da difendere a tutti in costi...

E’ vero, dobbiamo riappropriarci del termine “cittadino”. Tutti i paesi europei cercano di non schierarsi per gli interessi delle persone, ma in quelli del capitale. Che è poi sono quelli di rendere i lavoratori vulnerabili. E se essi si troveranno in condizioni di povertà la colpa sarà loro. E quindi se non hai un lavoro, è perché non hai saputo redigere il tuo curriculum in modo adeguato, oppure se sei arrivato con un minuto di ritardo all’appuntamento con i servizi sociali. Ma la realtà è che trovare da lavorare è sempre più difficile. E i pochi posti di lavoro che ci sono non consentono di avere un salario adeguato e di conseguenza di avere una vita dignitosa. Quindi il precariato è diventata una inestimabile forza di lavoro per le grandi imprese; in quanto costituisce un rubinetto da aprire e chiudere al bisogno. E per la classe operaia è un vero disastro.


Qualcuno ha paragonato il suo film a quelli di De Sica. Ma in Ladri di Biciclette, ad esempio, non c’era la solidarietà operaia. Mentre nel suo è ben espressa…

E' un punto di vista molto importante. In qualsiasi comunità i lavoratori si sostengono tra loro. Noi abbiamo campagne per i senza tetto, per i disabili, per avere l’accesso alle cure pubbliche, per gli anziani, per le scuole; quindi ci sono segni di solidarietà ovunque. In realtà non si può continuare a vivere così. Siamo alla consapevolezza che per vivere abbiamo bisogno di questa precarietà.

Non vede nessun segnale di miglioramento?

Qualcosa nel mio paese sta cambiando, in quanto il partito socialdemocratico è riuscito ad eleggere Jeremy Corbyn, un rappresentante che fino all’ultimo momento pareva non avere speranza. La sua vuol essere una politica protesa nel finanziare progetti pubblici che diano lavoro e che portino il Paese verso la piena occupazione.

Daniel Blake si scontra con la burocrazia. Secondo lei viene usata come arma da offesa?

Il governo sa perfettamente quello che fa. Tutti i governi lo sanno. La complessità è architetta ad hoc nei confronti dei più deboli nell’intrappolarli nelle maglie della burocrazia. Il ragionamento del governo è così perverso che le persone che lavorano negli uffici di collocamento, hanno indicazioni precise circa il numero di sanzioni che devono essere applicate ogni settimana. Ed essi stessi potrebbero essere punite se non raggiungeranno il numero di sanzioni prefissate. Dunque è una decisione consapevole da parte del governo di punire le fasce più vulnerabili della società.

Il suo film fa più effetto di un documentario raccontato dal vero...

E' in parte voluto. Le sequenze girate all'interno dei Jobs Center, tutti quelli che siedono dietro una scrivania, ad eccezione di qualcuno; sono ex dipendenti che si sono licenziati perché non sopportavano la crudeltà di trattamento che veniva chiesto loro nei confronti di chi veniva a chiedere aiuto. E mentre giravamo il film ci raccontavano di situazioni analoghe di quelle che stavamo riprendendo.

Ma secondo lei a cosa è dovuta la crisi economica in Europa?

L'unione europea è una entità economica non a favore dei lavoratori. E come tale è asservita alle grandi aziende che dettano direttive a favore della privatizzazione contro gli interessi interni e i progetti pubblici. E questo porta ad un rapporto ostile con le sinistre. E chi era contrario a Brexit e chi era contrario nel rimanere nella comunità europea lo faceva per stabilire delle alleanze con la sinistra e non certo per promuovere delle idee politiche di apertura verso il mercato comune.

Secondo lei quali sono i mali della disoccupazione in Europa?

La disoccupazione in Europa è in aumento perché oltre a non esserci posti di lavoro per tutti, esiste anche il problema della manodopera a basso costo operata dai grandi marchi nei paesi in via di sviluppo dove i lavoratori vengono pagati pochissimo. Questa è una buona notizia per le aziende, ma è pessima per chi lavora in Europa. Quindi secondo me ci verrebbe una migliore pianificazione dell'economia. Una risposta non ce l'ho. Non riusciamo a garantire la pace nel mondo, figuriamoci a garantire i diritti dei lavoratori in un mondo sempre più globalizzato.

Cosa dovrebbero fare i governi per fronteggiare questa emergenza?

Dovremmo iniziare a pianificare i diritti dei lavoratori europei, anche perché la politica attuale è metterli in conflitto gli uni con gli altri, così da creare caos e instabilità. Penso che i governi dovrebbero lavorare assieme per stilare una carta che tuteli e permetta alle classi operaie un lavoro e una vita dignitosa senza se e senza ma. Altrimenti verrebbe a crearsi ancora di più la spaccatura tra i governi ed i lavoratori: un gioco a chi si svende di più. Se i rapporti commerciali fossero più equi con molta probabilità la disoccupazione almeno qui in Europa si abbasserebbe.

Da poco l'Inghilterra è uscita dall'Unione Europea. Quali sono attualmente gli effetti di Brexit?

Al momento c'è l'esito del voto, ma non abbiamo ancora lasciato l'unione europea. E quindi c'è una sorta di guerra basata sul nulla, dove tutti si aspettano qualcosa. Ma per il momento non sono visibili ancora gli effetti di questo referendum. Comunque come sapete il primo effetto è stata la perdita del valore della sterlina: quindi più esportazioni a prezzi convenienti. Ad ogni modo si prevede un rallentamento dell'economia e un peggioramento della situazione economiche in quanto molte imprese decideranno di lasciare la Gran Bretagna per altri paesi europei. Inoltre prevedo anche dei drastici tagli ai salari e quindi un ulteriore peggioramento delle classi medie.


Cosa avrebbe votato Daniel Blake?

La maggior parte dei voti sono arrivati dalle fasce medie di orientamento Tory e da varie sfumature di destra. Ma è anche vero che molti voti sono arrivati dalle classi operaie per protesta in quanto nessuno si interessa più di loro. E parliamo di un'area in cui molte aziende hanno chiuso e che la manodopera specializzata non trova più impiego e dove sono molto diffuse storie come quella del film. In sostanza queste persone si sentono isolate, trascurate e non rappresentate. Questa sarà nel futuro la grande sfida per i progressisti: cioè far reinteressare il governo alle classi più basse. Quindi attirarle ad un nuovo progetto politico.

Lei è forse l'unico che ancora riesce a realizzare film militanti. Dato che sempre più difficile dare forma ad opere come questa, lei vede all'orizzonte un suo possibile erede?

Una cosa che ho imparato è che non c'è mai carenza di talenti. Incontro molti giovani cineasti che hanno buone idee e vogliono esprimerle con lavori propri. Ma naturalmente si scontrano con le decisioni delle produzioni che vorrebbero realizzare film più leggeri, in quanto film che rispecchiano una visione del mondo danno sempre fastidio e spesso vengono definiti “pericolosi”.

Non pensa che nonostante lei cavalchi sempre la tigre del momento, il suo sia un cinema “antico”, di rottura?

In effetti mi sento molto antico. Ma credo che dipenda dal modo di vestire... (Ride) Ma adesso mi sento meno antiquato di quando avevo 50 anni, perché il nuovo movimento di sinistra in Gran Bretagna è pieno di giovani. E questa ondata di rinnovamento a sinistra è guidata dai socialmedia ed io sto per accendere il mio telefonino e quindi so di far parte delle persone giuste.

Lei è si è sempre schierato dalla parte dei deboli, come nasce la sua militanza nel cinema impegnato?

Ho imparato a fare film lavorando per la televisione. E allora la classe dirigente era molto sicura di se e quindi ci lasciava la libertà di essere un po' sovversivi. Adesso la classe dirigente si sente minacciata, insicura e di conseguenza ha ristretto le regole ed è raro trovare qualcuno disposto a finanziare questo tipo di cinema.

Quindi sarà sempre più difficile uscire dalla crisi e trovare un lavoro?

La realtà è che per non so per quale formula “magica” è molto difficile trovare un impiego dopo i 50 anni. Accade in Inghilterra e probabilmente accade anche in Italia. E' come se dopo quell'età uno sia ritenuto inabile a qualsiasi lavoro. E anche se sei un operaio specializzato, l'unica cosa che al limite si può trovare è fare le pulizie o lavorare in un supermercato in quanto è uso comune pensare che a quell'età si è più gentili con i clienti. Ma è chiaro che invece si tiene a freno la rabbia per non cadere nel baratro della disoccupazione.

Lei ha vinto due Palme d'oro. Secondo lei i premi sono importanti per dialogare con il pubblico?

I premi sono importantissimi. La Palma a Il Vento che accarezza l'erba ha sancito l'idea del colonialismo apportato ai danni dell'Irlanda. Era una cosa nota a tutti però ha fatto infuriare l'establishment. Con Daniel Blake, il governo britannico ne è uscito piccato, perché non ha potuto chiudere gli occhi sulla realtà narrata del film. E' questa è la forza che mi spinge a fare cinema. Perché dalla rabbia nascono sempre cose migliori. E questo vorrei che non venisse mai dimenticato.



(Lunedì 24 Ottobre 2016)


Home Interviste      Stampa questa pagina  Invia questa pagina  Zoom: apri la pagina in una nuova finestra

lato destro