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Matematica e pallottole

The Accountant

Monolitico Ben Affleck per un thriller avulso dalla realtà


di Roberto Leggio


Cresciuto autistico senza mamma, ma con un papà che ha insegnato a lui e a suo fratello l’uso della forza e delle armi; Christian Wolff con l’età ha più dimestichezza con le cifre che con le persone. Finito a lavorare sotto copertura come contabile per delle organizzazioni criminali più influenti del pianeta, finisce nel mirino della Divisione Anticrimine dopo un regolamento di conti pieno di morti ammazzati. Senza sapere di avere il fiato sul collo delle autorità, accetta di buon grado di rimettere a posto i conti di una società robotica la quale ha scovato delle discrepanze di milioni di dollari. Ma non appena inizia ad avvicinarsi alla verità i cadaveri aumentano a dismisura.


L'autismo fa i calcoli, l'autismo spara. Dicotomia di una serie di omicidi (morti ammazzati, pardon) di un thriller senza capo e ne coda, con un monolitico Ben Affleck, più bravo a dirigere che a recitare. The accountant sarebbe dovuto essere un action-movie di testa, invece risulta un Die Hard matematico, dove i numeri (quelli veri) vengono sostituiti, dopo un inizio prolisso e algebrico, dagli addendi dei cadaveri che si assommano sullo schermo senza senso di continuità. Gavin O'Connor cerca e non trova la giusta “causa” del suo “Warrior” a cui è stato inculcato fin da piccolo di non abbassare mai la guardia da un padre vedovo ed ex militare “cazzuto”. Psicosi e paranoie evidenziate (e volutamente tenute nascoste) per quello che diverrà genio della ragioneria e della lotta corpo a corpo. Inconfutabilità di una sceneggiatura mal scritta, sebbene ambiziosa, tagliata con il coltello che non entra mai nei particolari per comprendere per chi lavora veramente il protagonista e soprattutto chi sono realmente i criminali a cui fa quadrare i conti. Si parla di Mafia (famiglia Gambino), le aziende offshore ed imprenditori in cerca di evasione fiscale; ma tutto è abbozzato in virtù dell'azione blockbuster. Ma è soprattutto la mancanza di elementi chiari per comprendere i codici che lo impongono ad “eroe” crepuscolare alla ricerca di una celata verità. Muscolare ed incoerente, vuota la realtà (i poteri forti collusi con il malaffare di frodi fiscali e traffici illegali di merci pericolose) per inabissarsi in un thriller che trova nella nemesi “rivelazione” il suo punto di congiunzione con il proprio passato. Walking Dead di intenti traditi, azzera alla radice la sindrome dell'autismo, per un film di intrattenimento senza alcuna sostanza.

Giudizio *




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(Domenica 30 Ottobre 2016)


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