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Fede e coraggio contro la barbarie

La battaglia di Hacksaw Ridge

Domani nella battaglia pensa a me...


di Roberto Leggio


Desmond Doss è un ragazzo della Virginia che con il fratello corre sulle colline fermandosi sempre sul ciglio di un baratro. Figlio di un reduce della Prima Guerra mondiale, obiettore di coscienza per motivi religiosi, allo scoppio della Seconda decide di arruolarsi per servire il proprio paese. Rifiutando di imbracciare un'arma, dopo un addestramento duro ed umiliante, viene buttato nell'orrore della battaglia di Okinawa come soccorritore medico. Senza un fucile che possa in qualche modo offendere il nemico, Doss salverà la vita a 75 compagni, diventando il primo eroe obiettore di coscienza della sanguinosa storia americana.


C'è un punto in comune in tutti i film di Mel Gibson da regista. Il singolo, l'escluso, l'uomo forte sospinto da sani principi (sociali, politici, religiosi), che combatte contro gli altri (spesso contro se stesso) per raggiungere i propri ideali. Lasciando da parte la sofferenza di Cristo, in quella bellissima, ma violenta e terribile Passione; i protagonisti di Gibson sono da inserire nel mondo degli eroi. Ieratici, unici e a tutto tondo cristiologici. Il loro massimo è il concetto della loro magnificazione, o più semplicemente della propria unicità. Desmond Doss, eroe senza fucile, che nella carneficina della battaglia di Okinawa salva 75 vite umane, rientra di diritto nella tipicità di quelli uomini “degni” della categoria. Egli è un ragazzo semplice, quasi grigio, ma spinto da un grande amore per la specie umana. Rifiuta l'uso di qualsiasi arma, ma non ha paura di farsi largo tra il sangue, i corpi straziati e budella sparse ovunque pur di dare il suo apporto “patriottico” alla guerra “santa”, che fu quella del Pacifico. Un eroe di grande caratura morale che alla fine del conflitto fu insignito della Medaglia d'Onore del Congresso per i meriti acquisiti sul campo. La Battaglia di Hacksaw Ridge, è un film di guerra dalle due facce. C'è lo scontro corpo a corpo tra due eserciti irriducibili resa sullo schermo quanto mai cruenta e realistica; e la guerra personale ed umana di questo obiettore di coscienza che per la sua salda fede in Dio, deve dimostrare allo Stato e all'esercito (compreso il pregiudizio dei propri compagni) che può davvero compiere il suo dovere di vero “americano”. Ed è proprio con questo spirito biunivoco che Mel Gibson affronta la sceneggiatura scritta da Andrew Knight e Robert Schenkkan. Se Full Metal Jacket creava macchine da guerra facilmente decomponibili, questo film mette in mostra il coraggio di un “piccolo grande uomo” esaltandone la coscienza e la perseveranza nella sua missione “taumaturgica”. Il suo gesto cura le ferite di quella guerra e spinge gli altri a proseguire nel furore della battaglia. Spirito e violenza rimarcano il senso integralista di Mel Gibson, che spinto dalla propria appartenenza religiosa, mostra la lotta alla forze del male combattuta in virtù di un pacifismo che contrasta la barbarie con il rifiuto di uccidere.

Giudizio ***



(Giovedì 2 Febbraio 2017)


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