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Proto femminista alla “sconfitta” della guerra

Wonder Woman

Amazzone super contro il cuore nero degli uomini


di Roberto Leggio



Donna, destino del mondo. Pacificato. Diana è la principessa delle Amazzoni in un' isola sospesa nel tempo e difesa da una coltre di nubi impenetrabili. Tenuta all’oscuro del mondo esterno, la bambina che diventerà donna, viene addestrata a diventare una guerriera invincibile. Quando un pilota americano precipita nei pressi della sua “terra dimenticata”, lei lo salva, ma non potrà esimersi ad unirsi a lui per combattere al suo fianco nell’enorme conflitto che insanguina il mondo esterno con lo scopo di porre fine a tutte le guerre. Purtroppo però capirà che la guerra non è un gioco da ragazzi e che il libero arbitrio anima il cuore nero degli uomini.


Mitologia femminista e supereroi. Abbandonati in parte gli abiti con i colori della bandiera a stelle e strisce, Wonder Woman nel terzo millennio è una ragazza/donna/amazzone con a cuore il bene dell’umanità. Quella guerrafondaia e autodistruttiva. Ma “sradicare” la ferocia animale degli esseri umani è una roulette russa, in quanto sconfiggere Ares (Marte, cioè il Dio della Guerra); responsabile di massacri e stermini di donne, bambini e naturalmente guerrieri “innocenti”; non è cosa facile anche per chi come lei usa i superpoteri. C’è un rimando al presente, ma anche molto al passato di quel secolo breve che fu il XX secolo, che i posteri ricorderanno zeppo di sangue e morte. Il divertente film di Patty Jenkins (che si pone una spanna più in alto di tutti i Marvel Movies degli ultimi anni), banalizza la Germania del Kaiser della prima guerra mondiale, ma fa intravedere il Terzo Reich nazista attraverso i corpi del generale Ludendorff e la dottoressa Maru con il loro piano di sterminio totale grazie a delle letalissime bombe chimiche. Il cuore nero degli uomini è così amplificato a tutte le guerre “passate, prossime e venture”. Diana Prince, l’amazzone cresciuta in un’isola “isolata” dal tempo, addestrata al combattimento dalla forte Zia Antiope ma tenuta all’oscuro della complessità banale del mondo esterno; è il grido materno e femminista di una donna che vorrebbe estinguere il male dal cuore “impuro” di quel maschilismo votato all’autoditruzione. Gal Gadot, modella e attrice, è tutt’uno con l’eroina nata negli anni ’40 e divenuta subito famosa per quel suo essere totalmente diversa da qualsiasi supereroe; incarna con ingenuità, ironia e humour malizioso l’humus di un personaggio davvero agli antipodi che tardivamente comprenderà che l’unica forza per fermare la guerra è riposta nell’amore per tutte le cose. A ben vedere una presa di coscienza potente e non banale.

Giudizio **1/2



(Giovedì 1 Giugno 2017)


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