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La vita segreta delle faccette

Emoji

Troppo debitore di Inside Out, diverte senza alcuna pretesa


di Roberto Leggio


A Messaggiopoli (metropoli che risiede nella scheda di uno Smartphone), vive la faccina Gene l’emoji che ricopre l’espressione Bah. Monoespressivo, Gene, non accetta questo stato “dell’essere” in quanto al contrario di tutti gli altri emoticon lui ne possiede una gran varietà. Va da sé che l’anomalia è mal vista da Smile, la perfida e assai poco accondiscendete caporiona di tutti gli emoji che risiedono nel cellulare di Alex (un ragazzino timido che non sa come invitare la ragazzina dei suoi sogni al ballo della scuola), decide che egli sia un “elemento” difettoso e deve essere eliminato ad ogni costo.


La vita segreta delle ‘facette’. Dentro ogni Smarthphone c’è vita. Virtuale s’intende. Ma tanto basta agli sceneggiatori Tony Leondis e Eric Siegel per imbastire una storia fanciullesca (e nulla più) di maturità, presa di coscienza e avventure tra app, videogiochi, musica in streaming e aree craccate. Emulo e debitore di Inside Out (ma con molta meno inventiva)per come mostra il girotondo delle emozioni “umane” degli emoji, naviga in acque di film per famiglie, nascondendo sottotraccia (neanche tanto però), l’abuso che un qualsiasi utente fa del proprio telefono. Che si, ha migliorato la nostra vita nelle comunicazioni, ma ci ha privato di un sano e più reale contatto umano, azzerando perfino la comunicazione orale . Se prima dell’avvento delle ‘faccette’, si tastierizzavano sigle e acronimi (soprattutto presso i giovani), ormai tutto e ancora più evanescente in quanto gli emoticon riassumono immediatamente cosa vogliamo esprimere, che siano vere emozioni o meno. Ma oltre l’analisi psicoanalitica e tecnologica (che di fatto ci ha allontanato quasi del tutto dai veri rapporti vitali più ‘tattili’), il film si innabissa tra i componenti dell’oggetto ‘telefonico mobile’, divenuto ormai indispensabile nella vita di tutti i giorni. Mano aperta, Principessa (ribelle) e Gene faccetta semitriste monoespressione; come tre bambini che scoprono il mondo in cui sono ‘inseriti’, formano un trio di grande amicizia così stretto al quale i fanciulli si dovrebbero riconoscere e rapportare. Perché non è la tastiera a vitalizzare un rapporto, ma la forza di cooperazione che aiuta a crescere e diventare grandi per accettarsi ognuno per quello che è.

Giudizio **



(Giovedì 28 Settembre 2017)


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