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Il disequilibrio di un horror “incomprensibile”

The Void

Buio, inquietudine, assedio, la storia qual è?


di Roberto Leggio


Una ragazza viene uccisa brutalmente da due tizi armati di fucile in una radura al limitare di un bosco. Il suo compagno seppur ferito riesce a fuggire e viene ritrovato in una strada buia e isolata da un agente di polizia durante un giro di routine. Per salvargli la vita, il poliziotto lo conduce in un ospedale in dismissione dove quello che resta dello staff e alcuni pazienti sono intrappolati da figure minacciose che li costringeranno a sopravvivere ad un incubo intollerabile e senza “tempo”.


C’era un tempo “Distretto 13”. Film d’angoscia e d’assedio, con un gruppo di persone (più due detenuti) che tengono testa ad una gang vestita di nero adoratrice del “voodoo” che tenta di entrare nel fortino e ucciderli tutti. Era il 1976 e dietro alla macchina da presa c’era John Carpenter. Vi chiederete a questo punto che c’entra D.13 con The Void di odierna fattura. Tutto e davvero niente. Perché The Void, tranne l’inizio che omaggia pari pari le atmosfere di quel capolavoro thriller-horror diventato un cult; è assolutamente poca cosa. Il fortino è un ospedale da smantellare posto nel nulla di un qualsiasi “nulla” americano circondato da alberi. I Kattivi non sono nero vestiti ma incappucciati di bianco su cui volto appare un enorme triangolo nero. Non portano armi di precisione con silenziatori, ma affilatissimi coltelli. Non fanno nulla per entrare, anzi fanno di tutto per non far uscire nessuno. E’ dentro il centro dell’azione, dove in una sorta di mattatoio i difensori muoiono uno ad uno in maniera varia e sanguinosa senza nessuna logica. Il vuoto del titolo è il “vuoto” di una sceneggiatura talmente fuori di testa che non si capisce mai dove voglia andare a parare. Jeremy Gillespie e Steven Kostanski, due registi canadesi molto indie (con le idee molto confuse) manipolano lo splatter, mettendo in scena figure inquietanti, mostri tentacolari, spazi bui, luci malevole e un deus ex machina malato di onnipotenza satanica, capace di travalicare universi paralleli che portano ad un “quieto” inferno. C’è sovrabbondanza di storie e di citazioni, cosi si passa malamente da Zombi a La Cosa a Hellraiser senza un vero senso di continuità. Carpenter incontra Romero che incontra Clive Barker che incontra H.P. Lovecraft dei Grandi Antichi. Tutto questo porta però ad un vorticoso incubo confuso ed inutile.

Giudizio °




(Venerdì 24 Novembre 2017)


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