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Vivere felici in miniatura

Downsizing

Grottesca commedia umana sul futuro della Terra


di Roberto Leggio


Rincorrendo il problema ecologista, in Svezia è stato inventato un procedimento all’avanguardia in grado di ridurre le dimensioni umane di un ottavo, permettendo così di risparmiare le risorse a disposizione. Dieci anni dopo una coppia di sposi in crisi (coniugale, economica, psicologica),decide di sottoporsi al processo con la speranza di una vita migliore. Ma all’ultimo momento, la mogie dell’uomo si tira indietro e a lui non resta che integrarsi nella nuova “piccola” comunità e affrontare con i suoi simili le difficoltà che derivano dalle nuove misure ridotte. Il mondo nuovo non è dissimile da quello vecchio e qualcosa nel “futuro” non sarà così semplice come si pensi.


Rimpiccioliti per vivere felici. Alex Payne, poetico autore di drammi umani, mette nei sei pollici di altezza di Matt Damon, le chiavi di un “futuro” alternativo della razza umana, votata all’autodistruzione e azzeramento ambientale. Satirica favola ecologista, il film mostra i “godimenti” (o meglio ancora i patimenti) di un piccolo uomo americano che rinuncia alla sua reale altezza per essere miniaturizzato per vivere al meglio delle proprie possibilità in questi nuovi centri “urbani” a misura d’uomo; dove la “piccolezza” è la salvezza del genere umano. Ma a furor di metafora, una volta messa in scena la condizione precaria del pianeta terra (e dei suoi distruttori), la trama esaurisce la carica evocativa incanalandosi in una vicenda che rimette in gioco l’innaturale condizione umana: ricchi più ricchi, poveri più poveri, dove la solidarietà è la sola via di “sopravvivenza”. Senza contare che a conti fatti l’unica possibilità per il globo è rintanarsi per ottomila anni nelle viscere della Terra, così chi ci sarà dopo di noi troverà un pianeta nuovo, pronto a riaccogliere un genere umano diverso, ma forse non così tanto “diverso”. Nel suo esemplare grido di speranza, Alex Payne, esalta la meschinità e la miopia di quel Grande Paese (l’America di Trump, ma anche di tutta una classe dirigente più votata al profitto che alla salvaguardia del pianeta) alla quale manca la lungimiranza ambientale, che più prima che poi, porterà l’essere umano a fare i conti con un ecosistema destinato al collasso. Fame, sete, riscaldamento globale, eventi che comprometteranno quasi o del tutto il futuro. La condanna è potente e con gusto comico e grottesco (anche troppo); il film di Payne va oltre il valore simbolico dell’operazione. Fare ora e presto la “cosa giusta”. Se non per noi, almeno per i nostri figli.

Giudizio **1/2



(Domenica 21 Gennaio 2018)


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