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Muccino sbanda nel ritorno all’italianità

A casa tutti bene

La famiglia: luogo disfunzionale di rancori e tradimenti


di Roberto Leggio


In un’isola dell’arcipelago Pontino arrivano quasi tutti assieme i componenti di una grande famiglia. La reunion è data per festeggiare le Nozze d’Oro dei nonni che si sono trasferiti a vivere li dal continente. Una mareggiata improvvisa blocca l’arrivo dei traghetti e fa saltare il rientro previsto in serata costringendo tutti a rimanere sull’isola e fare i conti con loro stessi, il proprio passato, gelosie mai sopite, inquietudini, tradimenti, paure e anche improvvisi e inaspettati colpi di fulmine. “Della famiglia non me ne frega un cazzo!” urla il nonno e forse ha ragione. Perché la famiglia, tutte le famiglie, sono un crogiolo di peccati e peccatori…


Eccoci. Ci risiamo. Una famiglia riunita. Tante storie. Tanti dolori. Tanti segreti. Storie di corna, di speranze perdute, di patimenti d’amore e di dignità negate. Gabriele Muccino, torna italiano ma quello che mostra oggi l’ha già mostrato ieri. Il caos “normale” di una umanità allo sbando. Una famiglia simil borghese con appendice coatta senza soldi e senza futuro. L’Ultimo Bacio riveduto e corretto. Ma stavolta (ma forse anche l’altra volta) qualcosa non quadra. Una famiglia disfunzionale, allargata, come fucina di sofferenze e di non aggregazione. Un palcoscenico in cui tutti si respingono, nessuno si vuole bene. Segno dei tempi? Probabilmente si. Muccino attraverso la “sacralità” della famiglia italiana, fa intravedere un paese che pensa solo a sbugiardarsi a vicenda, tradirsi, rinfacciarsi, cercare una soluzione che non c’è. Pampleth dotto per un film fiacco, urlato, prosaico. Il silenzio di una cena al tramonto sul mare dei due capi famiglia anziani, è la giusta chiusa di un’opera di cui se ne perde la memoria, proprio come uno dei protagonisti malato di Alzheimer, dopo la prima mezzora.

Giudizio *




(Giovedì 8 Febbraio 2018)


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