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Il camaleonte del Rock è morto

Ciao Maggiore Tom

David Robert Jones è svanito nello spazio profondo


di Roberto Leggio


Anche gli Dei muoiono. David Bowie, il Duca Bianco, il Maggiore Tom, Straman, Ziggy Stardust il Re del Glam, se n'è andato in silenzio, fulminato da un cancro incurabile. Robert David Jones, questo il suo vero nome aveva appena compiuto 69 anni l'otto Gennaio, una data che ha dalla sua una predisposizione al rock. Infatti solo 12 anni prima di lui era venuto alla luce Elvis Presley, nome omen di un genere musicale che ha sbaragliato il tempo, lo spazio ed il modo di vivere. David Bowie, comunque è asceso al Palcoscenico dei Cielo lasciando in testamento un ultimo album, pubblicato proprio nel giorno del suo compleanno, dal titolo beffardo (Blackstar) comprensivo tra l'altro da un singolo evocativo “Lazarus”, quasi ad anticipare l'inevitabile. L'artista inglese non era una stella nera. Anzi. Era la l'astro illuminante delle facce del rock degli anni '70. '80, '90 e perché no anche del nuovo millennio. Nella sua lunga carriera iniziata per caso nella periferia di Londra nel 1966, ha lanciato pezzi memorabili, indossato molte maschere, ha tracciato nuovi percorsi per la musica tutta, sempre con geniale anticipazione. E' stato un artista in continua evoluzione. Per chi non lo conosce bene come quelli della mia generazione è stato l'icona pop per eccellenza del XX secolo. Il lampo rosso che gli attraversa il viso sulla copertina di A LAD INSANE (il titolo va letto con questa scansione) è stato il segno distintivo del Glam. Il giubetto di pelle nera indossato sulla pelle nuda nel singolo Heroes è stato il simbolo della rinascita di un genere musicale che stava affondando nel Punk. Quel periodo giostrato magistralmente da Brian Eno è universalmente noto come “il berlinese”, definito così perché a cavallo tra due ideologie. E fu proprio Bowie durante un concerto a Berlino Ovest nel 1987, che convinse i suoi collaboratori ad alzare al massimo gli amplificatori del palco montato volontariamente il più vicino al muro, cosicché anche i giovani di Berlino Est potessero godere della sua musica. Un gesto che leggenda dice, fece organizzare una marcia della pace per l'abbattimento del muro. Che sia stato un hero non c'è dubbio, quella canzone parlava di un amore impossibile mentre i cannoni sparavano sopra le teste dei due amanti fregandosene della vergogna di un confine invalicabile. La trasgressione è stata sempre il suo marchio di fabbrica. Qualche anno dopo quel giubbetto (era il 1977), lo ritroviamo panni di un Pierrot Piumato sulla copertina di Scary Monsters, l'unico vero album New Wave della sua carriera nel quale in Ashes to Ashes spiegava che in fondo il Maggiore Tom (lo sfortunato astronauta di Space Oddity) era un drogato perso nel suo lisergico spazio mentale. A riprova della sua voglia di cambiare lo ritroviamo con un ciuffo biondissimo e sbarazzino che copula in riva al mare con la cinesina innamorata di China Girl, scritta tra l'altro per Iggy Pop; in quel disco dai ritmi dance dal titolo omonimo Let's Dance. Si tratta dell'album che lo fece conoscere a livello globale facendolo diventare un vero mostro sacro. Ed è proprio in quel periodo che Bowie diventa attore a tutto tondo.


Si, certo, sette anni prima era stato Jerome Newton nel bellissimo L'uomo che cadde sulla Terra e un soldato senza arte e ne parte in Gigolò. Così oltre ad apparire lui stesso in concerto in Christine F. eccolo nei panni di un vampiro in Miriam si sveglia a mezzanotte, Furyo, Labyrint, Absolute Beginners, L'ultima tentazione di Cristo fino al quasi recente The Prestige, dove interpreta l'inventore Tesla. Ma oltre la tentazione del cinema Bowie è sempre stato legato alla sua carriera di cantante. Un artista che si è evoluto con il passare del tempo. Anche se alcuni suoi dischi non sono stati all'altezza degli esordi. Per la cronaca Tonight, grande successo in America (meno in Europa) grazie al trainante Loving the alien, è una melensa raccolta di brani da quattro soldi; così come Never Let Me Down del 1986, per molti un presunto canto del cigno. Poi però eccolo rinascere nelle vesti dell'investigatore Nathan Adler, nel riuscitissimo ed innovativo 1. Outside, un album di musica ed arte d'avanguardia ancora una volta prodotto da Brian Eno. Tutti si aspettavano un seguito, ma egli preferì calcare i tempi pubblicando Earthlights, un disco “fuori di testa” di musica Jungle, ispirato dalla nascente cultura Rave degli anni '90. Poi quasi in sordina fa uscire album interessanti ma poco conosciuti. Nel secolo in corso David Robert Jones si dedica molto alla pittura e al multimediale, da sempre sue passioni. Poi nel 2002 pubblica Heathen un disco che raccoglie consensi a destra e a manca con recensioni entusiastiche come ai tempi di Scary Monsters. Dieci anni dopo ecco riapparire la copertina di Heroes, questa volta però oscurata. Il disco si chiama The Next Day ed è stato registrato a Berlino come la trilogia berlinese (Heroes, Low e Lodger). Si tratta di un lavoro sperimentale dove Bowie spazia dall'art rock alla musica d'avanguardia. E da qui si passa la testamentario Blackstar. Uscito proprio tre giorni fa. L'ultimo album dell'artista è una corsa al disvelamento della sua morte, basti vedere i due bellissimi video che hanno anticipato la sua uscita. In Lazarus Bowie è bendato e sdraiato in un letto. Sorta di sudario dal quale rivela di essere in paradiso e di avere un dramma che nessuno conosce. Come Lazzaro riprende le sue sembianze per poi sparire all'interno di un armadio. L'uscita di scena è densa di metafore. E vederla adesso ha il sapore di una verità inaccettabile. La sua stella si è annerita. In qualsiasi spazio ti trovi, svanisci come il maggiore Tom. E noi qui dal ground control non c'è altro che possiamo fare.




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(Lunedì 11 Gennaio 2016)


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