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In viaggio con papà ma restando fermi

Pare parecchio Parigi

Parigi val bene una “grossa” bugia… che gira su stessa


di Roberto Leggio


Per esaudire il desiderio, ormai rimpianto, che ha un vecchio e malatissimo padre (Nino Frassica) di non aver fatto un viaggio a Parigi con i figli (Leonardo Pieraccioni, Chiara Francini, Giulia Bevilacqua) ecco che i tre fratelli che non si parlano da cinque anni, fingeranno di partire con lui da Firenze a bordo di un camper, che non uscirà mai dai confini di un maneggio di cavalli. Quel viaggio, messo in scena perché ai figli è stato proibito di allontanare il padre dalla struttura ospedaliera che glielo ha affidato, diventerà una paradossale, avventurosa e irresistibile occasione per tentare di far riavvicinare i fratelli e cercare di riconciliarsi con il loro papà. Con il motore dell’immaginazione si possono fare migliaia di chilometri: se non si può andare a Parigi, Parigi può venire da noi! Dopotutto anche se fai il giro del mondo ritorni sempre nel solito punto, no?


La forza di un film è la sceneggiatura e la resa scenica. Può annoiare come prendere alla gola. E soprattutto dovrebbe raccontare una storia che potrebbe essere vera. Pare parecchio Parigi è tratto da una storia realmente accaduta ai fratelli Michele e Gianni Bugli nel 1982 nella campagna italiana. Nella versione cinematografica, i fratelli sono tre con molti problemi personali e familiari; che in una sorta di riappacificazione con il loro padre malato e quasi cieco, gironzolano a bordo di un camper all’interno e nei dintorni del loro enorme maneggio, facendo credere al genitore di andare a Parigi, meta negatagli negli anni. Tutto qui e tanto basta, perché non servono le fermate 'emiliane' e le scenografie di cartone delle Alpi (in una scena che dovrebbe far ridere ed invece si sfiora il greve pastorale), la dogana con tanto di poliziotti di frontiera con un francese totoizzato (passatemi se possibile il neologismo) e la torre Eiffel disegnata a pennarello; a farne una commedia comica. Necessita più che altro di un plot narrativo che approfondisca le dinamiche demenziali dei quattro viaggiatori, con una verve da farsa che renda tutto più compiuto. Invece Pieraccioni, che torna dietro la macchina da presa dopo dieci anni, si perde con battute esili girando a vuoto come il camper da lui guidato nella sua tenuta di campagna. Viene quasi da dire che Leonardo Pieraccioni abbia perso per strada definitivamente il Pieraccioni che alla fine del secolo scorso riempiva le sale e dava lustro alla Cecchi Gori con la sua comicità surreale e campestre. Adesso invece si ridacchia a fatica (o non si ride affatto), pensando che con la crisi del pubblico disertore di sale questo film possa passare la prima settimana di programmazione e poi scomparire per sempre.

Giudizio: °



(Giovedì 18 Gennaio 2024)


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