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Documentario

H.P. Lovecraft – ipotesi di un viaggio in Italia

Su Studio Universal la notte di Halloween


di red.


Howard Phillips Lovecraft nasce il 20 agosto 1890 a Providence, nel Rhode Island (USA) e sempre a Providence muore prematuramente di cancro nel 1937 a soli 46 anni. È considerato lo scrittore culto del ventesimo secolo nel genere horror e fantascientifico. Nei suoi scritti, H.P. Lovecraft ha immaginato entità mostruose provenienti da abissi acquatici e misteriose località lagunari e portuali infestate da strani abitanti.

Le biografie lo descrivono come un uomo timido ed introverso, afflitto da croniche idiosincrasie e da una povertà che non gli ha dato scampo. Saldamente legato ai luoghi natii, ufficialmente non si è mai allontanato dal continente americano.

È nel luglio del 2002 che il giornalista romano Roberto Leggio rinviene all’interno di un libro acquistato presso un banco di antiquaria a Montecatini (PT) una lunga lettera scritta in forma di diario e datata a partire dal maggio 1926. Il testo del documento, ingiallito e lacunoso, descrive le tappe di un viaggio, partito dalla costa orientale degli Stati Uniti e approdato in Veneto, che segue un peculiare percorso attraverso la regione del Polesine. Al diario si alternano una serie di appunti che formano una sorta di canovaccio per la successiva stesura di racconti dell’orrore. Ad una più attenta lettura, questi appunti presentano evidenti richiami ai Racconti del Filò e alle leggende del Polesine stesso. Il manoscritto è indirizzato ad Alfred Galpin e reca la firma “Grandpa Theo”.

Per Roberto Leggio, da anni appassionato di letteratura Lovecraftiana, è un colpo al cuore. Il nome di Alfred Galpin è lo stesso del pupillo di Lovecraft e “Grandpa Theo” è lo pseudonimo usato dallo scrittore americano nella corrispondenza con suoi colleghi più giovani, talvolta usato sotto la forma più estesa di “Theobaldus” (in caratteri greci).

Leggio decide di parlarne con il collega ed amico Federico Greco (giornalista e documentarista) con il quale divide una passione filologica per Lovecraft e la sua letteratura ed insieme decidono di portare il documento al Professor Sebastiano Fusco, il più importante e rigoroso esperto lovecraftiano d’Italia, responsabile insieme a pochi altri negli anni ‘70-’80 della fortuna dello scrittore americano nel nostro paese.

Dopo un’attenta analisi, Fusco si spinge ad ipotizzare che la costruzione sintattica della lettera, la firma e la datazione (1926) possano essere realmente riferibili a Lovecraft. Inoltre fa notare che il destinatario della lettera è vissuto a Montecatini negli ultimi anni della sua vita insieme alla moglie italiana Isabella Panzini.

A seguito di questa serie di inquietanti coincidenze, Leggio e Greco propongono al professore Gianni Sparapan (antropologo e storico del Polesine) di aiutarli ad intraprendere un viaggio di ricerca attraverso il Delta del Po, al fine di verificare l’ipotesi secondo la quale Lovecraft avrebbe viaggiato in Italia nel 1926 e avrebbe addirittura tratto ispirazione da quello stesso viaggio e dai Racconti del Filò per i suoi racconti successivi al ’26. Tali racconti (tra cui The Shadow over Innsmouth, The Dunwich Horror, The Call of Chtulhu, History of Necronomicon) sono quelli che hanno conferito la maggiore notorietà a Lovecraft, dando così vita al più innovativo e importante filone gotico della letteratura dell’orrore.

Nasce così il documentario “H.P. Lovecraft – ipotesi di un viaggio in Italia” (26’), girato nella scorsa primavera e prodotto dalla Digitaldesk di Piergiorgio Bellocchio e Andrea Marotti. Il canale di cinema Studio Universal (SKY) ne ha acquistato i diritti e lo trasmetterà la notte di Halloween, il prossimo 31 ottobre.

Il documentario segue dunque minuziosamente l’itinerario descritto nel manoscritto ritrovato, intraprendendo un viaggio da Venezia ai recessi più impervi del Delta del Po alla ricerca del possibile passaggio di uno straniero di nome Theobaldus.

I due autori sono passati quindi per la biblioteca Marciana di Venezia dove Theobaldus riporta nel diario di essere passato per consultare il libro proibito “le Stanze di Dzyan” (possibile ispirazione del famoso Necronomicon costantemente citato da Lovecraft nei suoi scritti), hanno visitato paesini abbandonati sul delta del Po venendo a contatto con oscuri e secolari riti religiosi (quelli della confraternita della Santissima Trinità dei Fradei di Loreo), hanno registrato dalla viva voce degli abitanti del luogo le leggende che si tramandano da secoli e tra queste l’avvistamento dell’homosauro, creatura mezzo uomo e mezzo pesce. Tutto sembra avere un collegamento troppo stretto con la fantasia e le opere di uno scrittore ufficialmente rimasto sempre dall’altra parte dell’oceano. E forse non è un caso che i libri che lo hanno reso celebre in tutto il mondo siano tutti successivi a quell’anno 1926.

A completare il documentario, Leggio e Greco hanno raccolto le opinioni di alcuni tra i maggiori esperti di Lovecraft e dei misteri italiani: Sebastiano Fusco e Gianni Sparapan, Alfredo Castelli (il padre di Martyn Mistére), Eraldo Baldini (scrittore horror originario del Polesine), Chiara Crepaldi (antropologa del Polesine) Carlo Lucarelli (scrittore e autore televisivo.

Nel documentario, la voce fuori campo di H.P. Lovecraft è di Roberto Herlitzka (Aldo Moro in “Buongiorno notte” di Marco Bellocchio).



(Mercoledì 8 Settembre 2004)


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