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Una rivoluzionaria a Napoli

Antonietta De Lillo

Incontro con la regista de "Il resto di niente"


di Oriana Maerini


E' da poco uscito nelle sale "Il resto di niente" film-ritratto su Eleonora de Fonseca, una donna rivoluzionaria antesignana di un femminismo ante-litteram.
A girarlo è stata una regista altrettanto coraggiosa e talentuosa da volersi cimentare in un'opera in costume che ha richesto anni di preparazione.
Diplomata al Dams, dopo un’esperienza come fotografa e giornalista, Antonietta De Lillo fonda, insieme con Giorgio Margiulo una società di produzione indipendente, la Angio Film e realizza il suo primo lungometraggio. Segue “Matilda”, che vince il premio della giuria al festival di Annecy.
Nel 1995, dopo una pausa televisiva, ritorna ai lungometraggi con “Racconti di Vittoria”. Segue l’episodio “Maruzzella” del film collettivo “I vesuviani” e “Non è giusto” presentato a Locarno nel 2001.

Antonietta De Lillo


Per le donne è più difficile oggi fare cinema in Italia?
No, non penso. Io non ho avvertito questa differenza. Se una donna non cerca di mettere in atto l’arte della seduzione in questo tipo di lavoro non cade in conflitto con il maschile. Credo che anche in questo campo se si possiedono professionalità e volontà le donne non hanno problemi.

Con il suo ultimo film, “Il resto di niente”, si è cimentata con progetto molto impegnativo. Cosa l’ha spinta a realizzare un film in costume?
Come gran parte dei napoletani, ho sempre amato il romanzo omonimo di Enzo Striano che narra di una rivoluzione portata avanti da giovani aristocratici immolati in nome di un’utopia. Inoltre credo che oggi l’istanza di moralità che propone il film, sia più che mai attuale. Tutti, dai produttori ai collaboratori e attori, hanno creduto moltissimo in questo progetto che ho portato avanti, con grande perseveranza, fin dal 1997.

Perché ha scelto il volto di Maria De Medeiros per incarnare l’eroina Eleonora De Fonseca?
Non ho fatto provini. Volevo solo lei perché credo che incarni perfettamente, e non solo per ragioni geografiche, il personaggio di Eleonora. Una donna con un temperamento molto forte ma dotata, al contempo, di una sensibilità ed una fragilità molto spiccate. Sono proprio queste doti che, se da una parte la proteggono, dall’altra la spingono verso l’utopia.

Lo definirebbe un film femminista?
No, piuttosto è un film “femminile” nel senso che Eleonora non porta avanti nessuna istanza di contrasto con il mondo maschile. Al contrario è una donna molto romantica legata alla maternità. Non propone un’ideologia femminista ma si batte per un’istanza di moralità e giustizia sociale.


Il resto di niente



(Mercoledì 30 Marzo 2005)


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