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Il restauro del film

Cronaca di un amore

Quando un'opera prima è già un capolavoro


di Piero Nussio


Un giallo. Che l’investigatore segue durante il suo svolgersi. Anzi, in cui l’investigatore provoca –del tutto involontariamente- il delitto più grave.
Due delitti prevede infatti la trama, entrambi opera di una coppia di amanti diabolici. Ma, a differenza de “Il postino suona sempre due volte”, i due amanti non sono effettivamente autori di nessuno dei due omicidi. Responsabili -moralmente e fattualmente- sì, anche perchè gli uccisi sono il fidanzato dell’una e il marito dell’altra.
Responsabilità, movente, azione. I “topos” del crimine ci sono tutti. Eppure non c’è l’atto criminale, l’omicidio.
Non ci sono nemmeno, a ben vedere, gli amanti, perchè l’atto sessuale si consuma dieci anni dopo il primo delitto, ed è inessenziale per lo svolgimento del secondo. Eppure, innegabilmente, sono amanti e diabolicamente pluri-assassini.

Se questo breve, ma veritiero, riassunto della trama di Cronaca di un amore vi ha messo in curiosità, andatelo a dire a qualche produttore di Hollywood. Uno di quelli sempre alla ricerca di una storia da raccontare nelle sue mega-produzioni piena di attori strapagati e di effetti speciali.
Aggiungeteci che in Cronaca di un amore c’è anche un tentativo di truffa con la vendita di un’auto sportiva, una scena piccante di spogliarello, un po’ di nudo erotico, due attori belli e dannati (i giovanissimi Massimo Girotti e Lucia Bosè –madre di Miguel-), le serate chic alto-borghesi, l’acquisition e merging dell’alta finanza milanese, l’investigatore privato ex poliziotto, e un’indossatrice un po’ dubbia...
Ed aggiungeteci dialoghi hard boiled tipo:
“Bisogna pur dirla certe cose. Il denaro è stupido. Fra te ed Enrico sceglie lui. Lui che non ama nessuno, compra tutto. Ha comprato anche me. Sa sempre quello che deve fare”
Oppure:
“Si, un tesoro sepolto in fondo a un bar. Bisognerebbe che qualche palombaro mi tirasse su. Un palombaro anzianotto, di bocca buona...”.

Cronaca di un amore: un ''si gira''



Per fortuna, però, non si sta parlando di un remake, ma di un restauro, curato dall’Associazione Philip Morris Progetto Cinema e documentato in un bel volume pubblicato da Lindau e curato da Tullio Kezich e Alessandra Levantesi.
E si sta parlando, ovviamente, del primo lungometraggio di Michelangelo Antonioni, un film del 1950 in un secco bianco/nero di Enzo Serafin e musica di Giovanni Fusco. Il soggetto intrigante che vi abbiamo accennato è di Antonioni, con la collaborazione alla sceneggiatura e alla regia di Francesco “Citto” Maselli.
E, ovviamente, ci sono tutti i temi “metropolitani” di Antonioni, la difficoltà di comunicare fra le persone, i vizi sociali, l’analisi sociologica e psicologica da entomologo, ecc.
Ma questo, al produttore americano, non diteglielo. Tanto non capirebbe.


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(Giovedì 25 Novembre 2004)


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