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Universi Paralleli in Collisione

Donnie Darko

Un Flop diventato un Cult


di Roberto Leggio


Donnie Darko, una parola che ne ricorda un’altra. Darko, come buio, oscuro. Quindi misterioso e impenetrabile. La metafora della storia dell’adolescente sopravvissuto alla distruzione della sua cameretta da un motore di un aereo piombato da cielo, è forse tutta qui. Perché lo sviluppo di questo bellissimo film si presta ad altre mille interpretazioni. Ed è questo il punto: cercare di risolvere la complicata mente di un adolescente miracolato in cerca di verità soprannaturali. Egli infatti si salva perché durante una notte di sonnambulismo, si ritrova chissà perché su dei campi da golf dopo che un grande e grosso e terrorizzante coniglio nero gli ha predetto la fine del mondo nel giro di 28 giorni. Proprio alla vigilia del voto presidenziale del 1988 che vide Dukakis perdere contro Bush padre, data che segnò in maniera definitiva la fine del sogno americano. Proprio per questo la collocazione temporale della storia è importante: i famigerati anni ’80 portarono una cesura tra il mondo di ieri e quello di oggi. Donnie Darko, con la fretta di crescere mentre il tempo si accorcia, è il tramite di queste due epoche anche perché scopre la propria potenzialità di dipanare i fili che tengono insieme l’universo, parallelamente alla tentazione di alterare il tempo ed il destino, permettendosi di saltare nel futuro di un universo parallelo, complice un arcano libretto scritto da una strana tipa non poi tanto tale. In questa maniera toglie la maschera ipocrita al solito perbenismo USA, trova il modo di innamorasi, auto disintossicarsi dal suo persistente mal di vivere e capire che poi la storia non è proprio quella che gli è stata raccontata.

Un Cult? Certo non un capolavoro ma un film geniale non facilmente classificabile che miscela sapientemente cinema adolescenziale, horror, fantascienza ed un pizzico di commedia grottesca non scadendo mai nella pretenziosità, trovando il modo di imporsi come una delle cento pellicole più belle di sempre. Strano anche il destino che ha segnato la sua uscita ben tre anni fa a ridosso della tragedia delle torri gemelle che forse ne ha implicato il fallimento commerciale. Un flop colossale rinato con il passa parola di fans incalliti su Internet e nel mercato dell’home video, tanto che il regista Richard Kelly (all’epoca venticinquenne) quest’anno ha deciso di riproporlo nelle sale con un montaggio più lungo di venti minuti e una colonna sonora un po’ modificata. Noi, invece, possiamo gustarci quella versione che fila via come l’olio merito anche delle note di Killing Moon degli Echo and the Bunnymen (che apre la storia con il suo testo evocativo), Notorius dei Duran Duran, Love Will Tear Us Apart dei Joy Division ed una versione scheletrica ed inquietante di Mad World dei Tears For Fears che chiude definitivamente il cerchio.

Giudizio: *****


Per scherzarci un po' sopra:
Gadget utili
Donnie Darko: "la protezione"
Da utilizzare solo al cinema




(Sabato 27 Novembre 2004)


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