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A tu per tu con "il cuore sacro" di Ozpetek

Ferzan l'altruista

Il regista svela le ragioni del suo ultimo film


di Roberto Leggio


Ferzan Ozpetek come S. Francesco. Al suo quinto film il regista turco-italiano trova la strada della carità per mostrare la redenzione di una donna in carriera che da un giorno all’altro si spoglia di tutto per dare agli altri.
Realtà? Finzione? O solamente la voglia di portare alla ribalta il problema dell’emarginazione, della povertà in questa Italia dove le diversità sociali si fanno giorno dopo giorno più evidenti? Ferzan Ozpetek apre il suo Cuore Sacro, quel sentimento che secondo lui tutte le persone con un briciolo di umiltà coltivano in fondo all’anima, per aprirci gli occhi su quegli “invisibili” che seppur attorno a noi ci lasciano indifferenti. Cerchiamo di capire l’impeto creativo che ha spinto questo bravo autore a mettersi in gioco con un tema decisamente difficile.

Come è arrivato all’idea di Cuore Sacro?
Era una storia che sentivo di raccontare perché mi avrebbe permesso di riflettere su certe domande che ultimamente mi assillano: il senso della vita, la paura, la morte. Ma soprattutto sul cosa succede alle persone care che non ci sono più, e quali segni lasciano nelle nostre esistenze. Il film l’ho fatto, però non sono sicuro di essere riuscito a darmi tutte le risposte.

Considera Cuore Sacro un film politico, per come mostra la volontà di salvare gli altri?
La politica non mi piace, mi irrita. Credo che il volontariato, la solidarietà tra gli esseri umani abbiano molto più valore. Mi si potrà accusare di aver mostrato carità cristiana. Ma come potevo fare dato che vivo in Italia? Le associazioni laiche sono numerosissime ed è naturale che il volontariato si appoggi alla chiesa Cattolica. Ma questo non significa necessariamente sposare il Cattolicesimo…



Si tratta, quindi, di un film sociale?
No, anche se si parla dei cambiamenti avvenuti in Italia negli ultimi anni: l’euro e l’avvento dei nuovi poveri. Volevo riflettere su persone che erano abituate ad avere un tipo di vita e che poi hanno perso tutto.

Nel film si evince una forte crisi di identità. E’ d’accordo?
Essenzialmente si parla della crisi profonda di una donna che in qualche modo la porterà a ricongiungersi idealmente con la madre morta. In questo senso si tratta di una crisi di identità che può coinvolgere chiunque di noi che cominci a riflettere su persone diverse che non hanno un lavoro, che hanno bisogno d’aiuto, che soffrono. In quest’ottica si tratta di una crisi che rende folli…

Quindi lei è sicuro che in tutti noi sia radicata una carità cristiana…
Non nel vero senso del termine. Non so esattamente quale sia il limite tra la follia e l’altruismo, né tra follia e fede. Ma la crisi esistenziale che coglie la protagonista Irene, non è solamente una crisi mistica. Ho sempre pensato che si tratti di una crisi di coscienza che la porta a perdersi e a trovare nella realtà delle altre persone i segni di chi non c’è più.

Lei ha mostrato gente disperata. Cosa ha capito?
Per capire meglio sono stato ai centri di accoglienza di S. Egidio. Ho visto con i miei occhi che non c’erano solo barboni ma persone normalissime, come noi, che hanno bisogno d’aiuto.


L'ultimo film di Ferzan Ozpetek
Cuore sacro
Intenso e dolente viaggio dell'anima
Un viaggio alla ricerca del "cuore sacro" che è in ognuno di noi.



(Martedì 15 Marzo 2005)


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