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L'ironia "malsana" nel mondo sottomarino

Wes Anderson

L'ultimo film del regista de "I Tennenbaum"


di Roberto Leggio


Il cinema di Wes Anderson o si ama o si odia. Non ci sono mezze misure per questo regista della nuova Hollywood che ha fatto parlare di sé dopo aver diretto quel film genial-demenziale che era "I Tennenbaum".
Lì il sogno americano naufragava tra le peripezie di una famiglia di geni votata al disastro, colpendo nel segno.
Adesso a tre anni di distanza, con Le Avventure Acquatiche di Steve Zissou, si inventa la metafora di un mondo impazzito con un “equipaggio” demenziale che vaga per il mar mediterraneo alla ricerca di un impossibile squalo Giaguaro.
Peccato però che l’atmosfera da commedia anni ’70 non funzioni a dovere e anche il bravo Bill Murray, nel personaggio ricalcato a dovere su Jacques Costeau, naufraghi nella burletta più urticante.
In ogni caso Wes Anderson ha le idee chiare su come far perdere la bussola ai suoi personaggi e al pubblico.
Un pregio? Un difetto? Per adesso rimettiamoci alla sua confessione…

Il berrettino rosso, la barba, un equipaggio internazionale su una nave scalcinata. Quanto c’è di Jacques Costeau nella persona di Steve Zissou?
Tantissimo. Jacques Costeau è stato da sempre il mio eroe preferito. Da bambino con i miei fratelli guardavamo i suoi documentari. Per me è stato una fonte esauribile di ispirazione. Era un oceanografo, un inventore e un cineasta. In questo film c’è l’essenza della sua poliedrica personalità. Devo dire che Bill Murray è riuscito a rendere il personaggio in maniera perfetta.

Ma Bill Murray è davvero così “pazzarello” come appare nel film?
Molto di più! E’ forse una delle persone più divertenti che conosco.

Lei è stato definito: il regista americano più vicino alla commedia all’italiana. Si riconosce in questa veste?
Mi lusinga il paragone ma non credo di avere la verve che avevano i registi della commedia all’italiana. Però devo dire che chiunque in America abbia pensato di realizzare una commedia squinternata ha studiato I Soliti Ignoti di Mario Monicelli. Si tratta forse della "commedia" per eccellenza.

Tutti i suoi film hanno una sorta di ironia “malsana”. Si ride, però alla fine lei evita una conclusione accomodante. Perché?
I miei film hanno la fine che meritano. Quando scrivo non penso se il finale piacerà o meno al pubblico. E’ come nella vita: nessuno può immaginare come può finire una data situazione. Forse la risposta giusta la potrebbe trovare il mio psicanalista. Ma adesso qui non c’è!

Quindi è d’accordo quando le si critica che tutti i suoi film celano un fallimento?
In parte. Prendiamo ad esempio la storia dei Tennenbaum. Quello è un film su una famiglia di geni, che diventano dei falliti. Mi piace rimescolare le carte, mettere i miei personaggi davanti a delle avversità. Ho sempre pensato che in ogni cosa che funziona, il fallimento sia sempre in agguato. Non sono però un pessimista: anche nelle peggiori situazioni una soluzione si trova sempre.

Le Avventure Acquatiche è interamente girato in Italia, anche se lei non da un’esatta collocazione geografica…
Nei primi quaranta minuti di film si capisce perfettamente che è girato in Italia. Ci sono scorci della cittadina di Lo Quasto, c’è il pescespada, il sole. Devo dire però che la mia idea era quella di far capire che ci trovavamo in un paese mediterraneo…

Come mai lei gira i suoi film sempre con gli stessi attori?
Mi piace che sul set si respiri un’aria di famiglia. Per me il primo giorno di riprese è come una riunione familiare durante le feste natalizie. Ognuno parla di sé e delle esperienze che ha fatto. Ho sempre pensato che in questa maniera si lavori meglio, anche se, come in ogni famiglia che si rispetti c’è sempre qualcuno in disaccordo con le scelte comuni. Si litiga anche. Tutto però fila via liscio. Tutti hanno seguito le mie indicazioni… tranne Gene Hackman, durante le riprese dei Tennenbaum. Fin dal primo giorno sembrava un nonno che sapeva tutto e noi i nipoti che dovevamo ascoltare. Devo dire però che nessuno nei miei film ha mai abbandonato il set.

Ha degli altri progetti in mente?
Credo vivamente che il mio prossimo film sarà un cartone animato. Ho già tutto pronto però non ne voglio parlare apertamente. Nel frattempo sto elaborando l’idea per un altro film che sarà ambientato in India. Un progetto che sento molto personale…

Come è iniziata la sua carriera cinematografica?
Avevo una buona idea per un lungometraggio. Ma mentre stavo girando i soldi sono finiti ed allora ho deciso che per non sprecare quello che avevo girato dovevo realizzare un corto. Questo piccolo film è piaciuto alla Disney che poi mi ha dato la possibilità di realizzare tutti i miei film.

Cosa conosce del cinema italiano?
Mi piacciono i film di Fellini, soprattutto Otto e Mezzo e Amarcord. Poi mi piace l’Antonioni de L’Avventura. Inoltre sono un fan sfegatato di Pietro Germi che ho sempre considerato come un genio particolare… un incompreso.

Visto dal di fuori, il cinema americano sembra aver un po’ segnato il passo. Lei cosa ne pensa?
Effettivamente qualcosa sembra essersi fermato. Non mi sembra che ci siano delle buone idee in giro. Però a salvare il cinema americano ci penseranno i registi indipendenti. Spike Jonze, Sofia Coppola, Alexander Payne hanno le idee molto chiare e i risultati si vedono.



(Mercoledì 16 Marzo 2005)


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