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Presentato a Venezia, ma di scarsa qualità

Seven swords

I combattimenti del cinema wuxia


di Piero Nussio


Cina del 1600: un villaggio minacciato da un sanguinario signore della guerra che, con la scusa di estirpare i maestri di arti marziali, compie ogni genere di massacri. A proteggere la piccola comunità arrivano dal Monte Paradiso quattro cavalieri erranti armati di spade e quasi invincibili.
Si uniscono a loro un ragazzo e una ragazza del villaggio, insieme a un ex boia convertito.
I quattro cavalieri ed i tre del luogo sono i sette spadaccini che si batteranno per evitare lo sterminio degli abitanti del villaggio.

Se vi mancano tanto i film western, del genere I magnifici sette, allora eccovi Sette spade.

Seven swords


È una provocazione, sia chiaro. Anche se la trama è, più o meno, quella dei Sette samurai (Shichinin no samurai, di Akira Kurosawa, 1954), da cui derivano I magnifici sette (The Magnificent Seven, di John Sturges , 1960), qui la qualità è tutt’altra. Per rimanere sul sette, nemmeno i “Sette uomini d’oro” o “Sette Winchester per un massacro”...
L’inizio del film, con un bianco e nero macchiato di rosso sangue, farebbe ben sperare. Ma come insegna Quentin Tarantino ed il suo Sin City non basta l’acrobazia tecnica per fare un buon film.
E, d’altronde, il regista di Seven Swords (Qi jian, 2005), il cinese Hark Tsui, rivendica le efferatezze ed i bagni di sangue del suo film: "Di solito, nel genere wuxia, i combattimenti sono molto carini, puliti. Io credo invece che anche la vittoria abbia un risvolto triste: non puoi uscire tranquillo da un combattimento in cui hai massacrato della gente. Per questo anche le immagini degli scontri che mostro sono tristi, dolorose, sgradevoli. E comunque anche la realtà è così: anzi, fa ancora più paura".

Seven swords


Il riferimento è il cinema wuxia, ossia quella sorta di western all’orientale legato alle arti marziali, ma certo non si raggiungono i livelli estetici cui ci hanno abituato Zhang Yimou (Hero, e La foresta dei pugnali volanti) e Ang Lee (La tigre e il dragone).
Il cinema wuxia è un genere di consumo orientale, che somiglia al mostro western ed anche ai vecchi film di cappa e spada. Non cerchiamo sempre la qualità in questi film di genere, come non lo facevamo nello spaghetti-western o negli Scaramouche di infima qualità.

Seven swords


Però qualcosa lo possiamo chiedere: un po’ meno truculenza (ma l’horror è un altro genere di successo...) ed un po’ più di caratterizzazione dei personaggi. Che non siano solo personaggi da videogioco (ma la play-station è un altro dei miti di successo...).

Una piccola notazione a favore di Seven swords: i bellissimi paesaggi dello Xin Jiang dove è stato girato. E bastano i nomi a darne il senso: Ghiacciaio n. 3 del Monte Paradiso, Porta delle Perle nel deserto di Turfan, vallata di Urumqi.

Seven swords


Altre voci su "Seven swords" ed il cinema Wuxia:
"Seven swords" inaugura Venezia
I piaceri dello spettacolo, mancati
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"Seven Swords" in onda su Studio Universal
Il giorno dopo Venezia
La pellicola che apre la 62esima Mostra del Cinema

Il genere cinese di duelli e magie
Wuxia e Xia
Guerrieri e capitani di ventura nel medioevo orientale
Wu significa: arti marziali, guerra e militari. Xia si riferisce alle persone e si può tradurre come “cavaliere errante”. Wuxia sono quindi i racconti di cappa e spada all'orientale.



(Martedì 6 Settembre 2005)


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