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Premiato a Venezia, capolavoro assoluto

Good Night, and Good Luck

George Clooney, un grande regista


di Piero Nussio


Il senatore del Wisconsin Joseph McCarthy, all’inizio degli anni ’50, lanciò negli Stati Uniti quella che fu poi definita la “caccia alle streghe” anticomunista, proprio perchè si basava sugli stessi metodi di sospetti e segreti che nel medioevo dava all’inquisizione le “prove certe e sicure” di magie, stregonerie e malefici.
E, anche se tutti noi sappiamo bene come non esista per nessuno la capacità di compiere magie o stregonerie, tuttavia una gran quantità di film horror (e non solo, vedi il successo di Harry Potter) continua a ricordarci come i più deboli fra noi siano pronti a cadere in queste assurde credenze.
Lo stesso accadde negli anni ’50 con il cosiddetto “pericolo comunista”.
L’Unione Sovietica era stata alleata degli USA contro i nazisti nella Guerra Mondiale appena conclusa, e gli Stati Uniti hanno sempre proclamato la libertà di pensiero e di associazione. Eppure, in quegli anni scoppiò una vera “caccia alle streghe” contro la sinistra e tutte le attività accusate di liberalismo.
Di certo, l’alleanza con Stalin era finita da tempo, e la guerra di Corea segnò un inizio caldo di quella che poi si sarebbe chiamata “guerra fredda”, ma il furore dei sospetti e dei processi di quei tempi è oggi quasi inimmaginabile.

Good Night, and Good Luck: i protagonisti


Si era creato un tale clima di sospetto che chiunque avesse un parente o una ex moglie vagamente impegnata nel sociale, o avesse mai avuto amicizie sospette, viveva nel terrore di essere perseguitato. E le probabilità erano alte, specie se c’era qualche nemico che poteva trarre vantaggio dalla propria disgrazia.
Fra i pochi che ebbero il coraggio di opporsi a questo imbarbarimento della società fu la rete televisiva CBS ed in particolare l’anchor-man Edward R. Murrow, le cui battaglie televisive contribuirono a delegittimare i metodi del senatore McCarthy,.
Ed è a questa vicenda che fa riferimento, con la massima cura ed attenzione, il bel film di George Clooney “Good Night, and Good Luck”.

È strano, pensando a Clooney, riunire in una sola persona il bellone della serie televisiva “E.R.” ed il rigoroso regista di questo film. Ma è colpa solo dei nostri pregiudizi se non riusciamo a separare il “sex appeal” e la bravura di un attore dai contenuti sciocchi e fuorvianti delle fiction televisive.
Anzi, è forse proprio questo il senso più attuale ed importante che il regista George Cloney ha voluto dare alla sua opera: il protagonista conclude il film e la rievocazione della sua dura battaglia per le libertà civili chiedendo che il potere dei network televisivi sia utilizzato proprio per dare –il sabato sera, la domenica, quando c’è il pubblico di massa- quegli stimoli e quelle informazioni che sono essenziali per la coscienza democratica di tutti gli spettatori.

Good Night, and Good Luck: la redazione al lavoro


Bellissimo messaggio, ed in linea con il rigore del film e del personaggio che ne è protagonista. Ma un messaggio degli anni ’50, quando imperversava il maccartismo.
Beh, in realtà, con un po’ di sforzo di immaginazione, quel clima di sospetto e terrore lo possiamo ancora immaginare bene. Basta pensare, negli USA, a come il cosiddetto “Patriot Act” stia limitando molte delle libertà civili fondamentali con la motivazione pretestuosa di combattere le infiltrazioni terroristiche. Basti pensare, a casa nostra, come una scorretta applicazione del principio dello “spoil system” ha portato all’eliminazione dal video di Enzo Biagi o all’estromissione di Gad Lerner e Fabio Fazio.
Il personaggio di Edward R. Murrow nel film di Clooney (splendidamente interpretato da David Strathairn) è duro, freddo e distaccato, anche se i momenti che precedono l’andata in onda ci mostrano quale tempesta di emozioni si agiti in lui. La sua azione non è mai scomposta, ma anzi documentata, razionale e secca.
Allo stesso modo è costruito il film: quasi in un gioco di specchi, nella trama si racconta di come l’attacco a McCarthy sia costruito in tv con solo spezzoni che riprendono il senatore, e nel film si fa altrettanto, utilizzando solo immagini reali d’archivio non manipolate per ritrarre l’uomo politico.
Un film è serio, come lo è un anchor-man televisivo, se rifiuta il sensazionalismo da quattro soldi, se attua un rigore in ogni sua immagine e situazione, se evita di intorbidire i racconti con pettegolezzi e scandalismi inutili, se usa un teso e partecipato raziocinio per narrare gli eventi.
Good Night, and Good Luck è tutto questo: nella scelta del bianco e nero, nel taglio dei capelli dei protagonisti, nelle canzoni di Dianne Reeves, negli apparati di una emittente televisiva anni ’50, nella scelta di raccontare tutto e solo quello che è funzionale alla storia, nelle montature degli occhiali, nei modi di disporsi per una foto ricordo.

Good Night, and Good Luck: due dei collaboratori


Si ha la sensazione, vedendolo, di guardare un classico del cinema. Dategli tempo, se il mondo non si autodistrugge, lo diventerà.
Perchè la possibilità che il modo si autodistrugga? Perché, ripensando agli anni ’50, c’erano nonostante tutto gli anticorpi ed una coscienza civile per opporsi a Joseph McCarthy e per dare spazio al giovanissimo –c’è nel materiale d’archivio del film- Bob Kennedy.
Oggi, negli USA che censurano i loro soldati morti in Iraq, nel mondo delle “Desperate housewives” (Casalinghe disperate), non è detto che ci sia rimasto spazio per una rete come la CBS. Oggi c’è Cartoon Network e Weather Channel.
Buona notte, e buona fortuna.

giudizio: * * * *


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(Giovedì 22 Settembre 2005)


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