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A 30 anni da "I tre giorni del Condor"

The interpreter

Pollack ritorna con un thriller politico


di Samuele Luciano


A trent’anni dal suo indimenticato I tre giorni del condor, il regista Sidney Pollack torna a servirci una sua vecchia specialità: la caccia all’uomo, con al posto dell’uomo una “dark lady”…

The Interpreter costituisce un ottimo prodotto nel suo genere, un giallo politico che ha in sé tutti gli ingredienti del thriller classico (a tratti Hitchcockiano), impastati sapientemente lungo 128 minuti di pellicola.
Del resto il produttore Kevin Misher (ex presidente delle produzioni Universal Pictures), coadiuvato dagli abili Tim Bevan ed Eric Fellner, si è preoccupato personalmente di convocare per l’occasione un cast d’eccezione ricco di premi Oscar, a cominciare dallo stesso Pollak e dai due protagonisti Sean Penn e Nicole Kidman.
Non mancano tra l’altro grandi nomi della sceneggiatura come Steven Zaillian (Schindler’s List), Scott Frank (Minority Report, Out of Sight) e Charles Randolph (The life of David Gale), che intrecciano con originale complessità action movie, tema politio-sociale e dramma personale.


Ma la vera sorpresa del film è la partecipazione straordinaria del palazzo delle Nazioni Unite, “per la prima volta sullo schermo”.
Tanto è vero che Pollack è stato attirato dal progetto anche per la golosa opportunità di girare le scene principali all’interno dell’edificio autentico.

"In realtà l’impresa non è stata così semplice, soprattutto per i tempi che corrono", ha spiegato il regista, "Prima d’ora infatti, non era mai stato concesso a nessuno, neanche allo stesso Hitchcock, di gironzolare con la cinepresa per le stanze dell’ONU e c’è voluto un lungo lavoro diplomatico per riuscire ad ottenere la peculiare scenografia".

Ma veniamo al film.
La storia della traduttrice Silvia Broome (Nicole Kidman) e del protettivo agente segreto Tobin Keller (Sean Penn), affronta il difficile tema della parola, del peso che le si può attribuire a seconda dell’interpretazione che se ne fa, di quanto sia importante mantenere le promesse e dire sempre la verità, in altre parole vengono illustrati i problemi fondamentali della comunicazione, alla fine gli stessi, sia nella sfera più ampia della politica mondiale che in quella più intima dei rapporti interpersonali.

Pollack dirige il suo personale “intrigo internazionale”, muovendo la cinepresa come una spia tra le tormentate esistenze dei due personaggi e i complotti che serpeggiano nei corridoi dell’ONU ai danni dell’imminente ospite, il Leader africano Zwanie.
La tensione rimane alta fino alla fine, grazie anche al montaggio quasi invisibile di William Steinkamp (Scent of a Woman). Da antologia la lunga sequenza sull’autobus.
Penn rischia, in alcuni punti, un’interpretazione esasperata, specialmente quando gira spettinato e fa le facce, ma nel finale sorprende.
Anche se altrettanto bionda e “motomunita”, l’ex moglie di Tom Cruise non è Robert Redford, tuttavia interpreta con perizia un personaggio molto più complesso e sfuggente dell’eroico Turner.
Anche il regista si ritaglia un piccolo cameo.

Una curiosità: Pollack e la Kidman hanno già recitato assieme nell’ultima opera di Stanley Kubrick Eyes Wide Shut.


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(Domenica 30 Ottobre 2005)


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