.


Film in uscita Recensioni Festival Eventi Sipario Home video Ciak si gira Interviste CineGossip Gadget e bazar Archivio
lato sinistro centro

Home Archivio      Stampa questa pagina  Invia questa pagina  Zoom: apri la pagina in una nuova finestra


Il nuovo film di Werner Herzog da oggi nelle sale

L'ignoto spazio profondo

Un falso documentario di grande impatto.


di Samuele Luciano


Arriva nelle sale italiane “sorprendentemente” un film di Werner Herzog. Questa volta non si tratta di un documentario (genere a cui il regista si è dedicato soprattutto negli ultimi anni), bensì di un film di finzione.
Per la verità nel cinema herzoghiano la parola finzione è la meno appropriata.
Basti pensare alle sue pietre miliari, girate tra gli anni ’70 e ’80, come “Fitzcarraldo”, “Aguirre furore di Dio”, “Cuore di vetro”. Tutti film nati dalla fantasia del regista, ma spesso ambientati in splendidi quanto “ostili” paesaggi (rigorosamente autentici), la cui realizzazione includeva non di rado il rischio sia da parte del regista che della troupe di perdere la vita!
Erano veri gli Indios, e vera la nave che trascinarono sulla montagna peruviana in “Fitzcarraldo”, erano veri i conquistadores lanciati sulla zattera, in balia delle rapide in “Aguirre furore di Dio”, erano veri gli uomini sulla cima dello scoglio altissimo e tagliente al centro dell’oceano in “Cuore di vetro”.
Forse per girare “Star Wars”, Herzog avrebbe tagliato davvero la mano a Darth Vader o utilizzato qualche medusa al posto delle spade laser.(?!)
No. Herzog non avrebbe mai girato Star Wars, perché non gli è mai interessato ricostruire nuovi mondi quanto esplorare le meraviglie del nostro.
Per trovare un’espressione abbastanza sintetica del cinema d’autore firmato Werner Herzog, specialmente in taluni casi come in “Fata Morgana”, si è arrivati alla definizione meticcia di “falso documentario”: una storia inventata, ma ricucita su immagini documentaristiche.
La definizione calza a pennello nel caso del suo ultimo film “The Wild Blue Yonder – L’ignoto spazio profondo”.


In mezzo a rifiuti e roulotte abbandonate (quadretto squallido dell’America di provincia o di tutto ciò che si trova appena ai margini dell’orgoglio capitalistico) un alieno racconta la sua tragica storia, e non solo…
Molti anni fa alcuni astronauti della NASA (le immagini di repertorio si riferiscono alla spedizione dello Space Shuttle STS-43 effettuata nel 1991) si sono inoltrati nel cosmo, alla ricerca di un pianeta ospitale per il genere umano, vista l’incombente distruzione della terra…
Gli astronauti approdano proprio sul Wild Blue Yonder, un pianeta immerso nell’elio liquido (in realtà un lago ghiacciato dentro il quale si è avventurato Henry Kaiser), che nonostante alcune “scomodità” risulta passabile come futura colonia terrestre.
Questa nuova conquista degli uomini rappresenta proprio il pianeta di origine dell’alieno, dal quale è giunto assieme ad altri suoi consimili, molti anni prima, nel tentativo di creare una nuova comunità sulla terra, che purtroppo ora sta morendo...
La voce malinconica dell’alieno, interpretato da Brad Dourif (candidato all’Oscar a soli 25 anni per l’interpretazione del giovane Billy Bibbit in “Qualcuno volò sul nido del cuculo”) s’intreccia con immagini strabilianti, tra stelle e sconosciute creature subacquee, rese liriche dalla musica popolare dei Sardinian Voices.
Ancora una volta lo spirito libero Werner Herzog, ad oltre 63 anni di età, non delude, rimarcando con coerenza il messaggio di cui si è fatto carne: nel genere umano c’è una curiosità che si esaurisce nel mero piacere della scoperta, un’altra invece è finalizzata al possesso di ciò che si scopre. La seconda non è curiosità, è il peccato.

giudizio: * * *



(Venerdì 25 Novembre 2005)


Home Archivio      Stampa questa pagina  Invia questa pagina  Zoom: apri la pagina in una nuova finestra

lato destro