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L'amore "intorcinato" secondo Pieraccioni

Ti amo in tutte le lingue del mondo

Ottima interpretazione di Massimo Ceccherini.


di Francesco Lomuscio


“I film che ho realizzato finora raccontavano sempre amori ‘lineari’: un uomo incontrava una donna e bisognava solo scoprire come i due dopo poche, relative peripezie, finiranno insieme. Anche se la sindrome del cabarettista mi ha portato ovviamente a cercare di divertire il più possibile, in Ti amo in tutte le lingue del mondo, invece, ho voluto raccontare la propensione ad innamorarsi sempre delle persone sbagliate e quegli amori ‘intorcinati’ che non fanno dormire, ma fanno cascare dal letto, amori sempre a un passo dal lieto fine che devono ricominciare la corsa, ma d’altra parte come dice il poeta? ‘L’amore è un’altalena di perdenti se si va pari c’è già da star contenti!’”.

Con questa dichiarazione l’attore-regista Leonardo Pieraccioni - che con quest'ultimo film festeggia dieci anni di attività dietro la macchina da presa - spiega il significato di questa romantica commedia dall’accento toscano, co-sceneggiata dall’inseparabile Giovanni Veronesi.

Nella pellicola il Leonardo nazionale veste i panni dell’insegnante di ginnastica Gilberto, quarantenne da poco separatosi da una moglie fedigrafa, il quale subisce una corte spietata da parte della sua allieva sedicenne Paolina, con il volto della Giulia Elettra Gorietti già vista, tra l’altro, in Caterina va in città (2002) e Tre metri sopra il cielo (2003).. La ragazza è molto caparbia e, nonostante il suo rifiuto, continua a scrivergli in tutte le lingue del mondo che lo ama.
Gilberto una sera conosce, presso una casa d’appuntamenti cui è stato condotto dal collega Anselmi/Rocco Papaleo, la bella Margherita (Marjo Berasategui), una psicologa degli animali di 36 anni. Il professore che vive insieme al fratello balbuziente Cateno - strepitosamente incarnato da un camuffato Giorgio Panariello - mentre va in cerca di sesso, finisce per trovare l’amore, all’interno di una vicenda che, curiosamente, ricorda in più di un momento il drammatico e poco conosciuto L’uomo spezzato (2005), interpretato, tra l’altro, proprio dalla stessa Gorietti.

Al di là di questa piccola similitudine, però, la nuova fatica del regista de Il ciclone, che si avvale inoltre della presenza, nel cast, del cantautore Francesco Guccini ed Elisabetta Rocchetti, risulta essere, senza eccellere, uno dei momenti più felici della sua carriera, sostenuta anche da un' ottima interpretazione di Rocco Papaleo.
Il film diverte, ma nel contempo fa anche riflettere sui sentimenti.

In sintesi, un piacevole regalo natalizio che riserva diverse sorprese, tra le quali la più inaspettata è identificabile nell’eccellente prova di un insolito Massimo Ceccherini, ancora capace di strappare risate, ma stavolta anche di essere perfino toccante.
In proposito lo stesso Pieraccioni osserva: “C’è un cambiamento di rotta rispetto ai suoi personaggi aggressivi e da comico puro: è un frate da Armata Brancaleone che all’inizio è un po’ sopra le righe che parla un italiano apparentemente arcaico ma poi rivela un’anima e una credibilità profonda. Secondo me qui Ceccherini conferma di essere un attore straordinario dal punto di vista della drammaticità, per una sua sofferenza di fondo (la sua sofferenza gliela si può leggere anche in quelle sue fantastiche occhiaie che non hanno bisogno di trucco)”.

giudizio: * *



(Venerdì 16 Dicembre 2005)


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