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Grande affresco storico di ambienti e mondi

La contessa bianca

A Shangai l'ultimo film di James Ivory


di Pino Moroni


Shangai, anni ’30 del ventesimo secolo. Le potenze europee hanno imposto all’impero cinese l’apertura al commercio internazionale della città, ed il regime delle “concessioni internazionali” sui moli del porto.

Shangai conosce un rapido e caotico sviluppo commerciale e industriale, cui si accompagna un imponente aumento di popolazione, ammassata in quartieri miserabili. I giapponesi fanno manovre per occupare di lì a poco la città (1937-1945).


La storia de La contessa bianca, che fa parte di un gruppo di nobili russi fuggiti alla rivoluzione bolscevica, si colloca nell’anno 1936-37 quando Shangai è un crocevia di affaristi, diplomatici, spie e gente attratta dalla sua “bella vita”.
Tra gli altri, nella storia ma non nel film, c’era anche il conte Ciano con la moglie Edda Mussolini, come ambasciatore italiano in Cina.

Un po’ come una Parigi della “belle epoque”, con locali pieni di bella gente, orchestrine di musiche alla moda (jazz soprattutto), spettacoli misti orientali/occidentali, balletti russi, grandi sale da ballo, e fiumi di liquori per vivere notti brave.


Due personaggi si muovono in queste notti dorate.
Uno è Jackson (Ralph Fiennes), un ex diplomatico americano ora aggregato ad una società commerciale, cieco e acculturato.
E l’altra è Sofia Bielaskaja (Natasha Richardson), una contessa russa che di notte fa l’entreneuse e di giorno vive in una stamberga con una coppia di vecchi principi, la zia, la cugina, e la figlia ancora bambina.
L’incontro tra i due è per l’ex diplomatico -che ha perduto moglie, figlia e la vista in due attentati- uno stimolo a realizzare un nuovo locale alla moda, che si chiamerà “La contessa bianca” proprio in onore della contessa Sofia.


James Ivory, che ha anche co-prodotto il film, costruisce con il suo tocco raffinato una Shangai (in interni) dai due volti, i quartieri miserabili ed il porto, i quartieri eleganti ed i locali notturni festaioli.

Il regista cura, come suo solito, i dettagli di ambiente e di recitazione: i bombardamenti di Shangai, l’arrivo dei giapponesi, la fuga degli occidentali al porto e sui sampan, ed i cammei di Vanessa e Lynn Redgrave con i loro forti personaggi.
Le due sono, anche nella vita, madre e zia di Sofia, ossia di Natasha Richardson, figlia di Tony Richardson, regista del “new cinema” inglese degli anni ’60.



Ralph Fiennes è bravo ad interpretare un uomo triste e senza futuro, ma con la voglia di costruire un mondo di solidarietà tra i popoli, le “Nazioni Unite” come soluzione di tutte le guerre.

Natasha Richardson rimane forse un po’ troppo ingessata nel suo ruolo di bellona e nobile decaduta, e non sviluppa alcuna gamma di sentimenti. Ma questa è anche la “cifra” di Ivory, tutto è sempre “bello senz’anima”, algido e oleografico.

Il film va comunque accettato come un grande affresco storico di ambienti e mondi che non vedremo in nessun altro spettacolo. E non è poco.



(Mercoledì 15 Febbraio 2006)


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