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L'incredibile storia del primato di Burt Munro

Indian - La grande sfida

Roger Donaldson era ossessionato dall'idea del film


di Francesco Lomuscio


Veterano del cinema dalla variegata filmografia, Roger Donaldson torna dietro la macchina da presa, a due anni dal thriller La regola del sospetto, per raccontare la storia di Burt Munro, un uomo tenace che, nato e cresciuto a Invercargill, in Nuova Zelanda, trascorse la sua vita a mettere a punto la sua motocicletta Indian Twin Scout del 1920, sognando di trasformarla nella moto più veloce del pianeta. Il suo motto era: “Se è dura, lavora più duramente. Se è impossibile, lavora ancora più duramente. Metticela tutta, ma vai fino in fondo”.
Ricorrendo ad una messa in scena che sembra porsi a metà strada tra certi lungometraggi ad alta velocità interpretati dall’indimenticabile Steve McQueen e le affascinanti “fiabe di vita reale” a stelle e strisce dalla polverosa ambientazione rurale, tipiche della cinematografia degli Anni Settanta, Donaldson ricostruisce il viaggio che Munro fece a Bonneville, nello Utah, dove, collaudata la sua due ruote, tra numerosi ostacoli da superare, stabilì nel 1967 il record mondiale di velocità, ancora oggi imbattuto. E' il grande Anthony Hopkins ad incarnare ottimamente l’ingenuo uomo di campagna neozelandese che è costretto a fare i conti con la furba ed approfittatrice mentalità dell’America. Qui fa conoscenza e si scontra con diversi personaggi, tra i quali anche un bizzarro travestito. Pur peccando a volte in lentezza e ricorrendo ad una durata appena eccessiva (124 minuti), il regista di Thirteen days (2000) dirige in maniera efficace una vicenda che finisce per andare ben oltre la semplice ricostruzione biografica su celluloide, tanto da lasciar trasparire, attraverso il suo latentemente malinconico protagonista, l’immagine di un invecchiato eroe da grande schermo, allegorica rappresentazione della voglia di rimanere eternamente giovani e vitali.



Un messaggio che, tra l’altro, sembra paradossalmente rispecchiare l'esperienza del regista nella realizzazione di Indian – La grande sfida, in quanto egli stesso racconta: “Questo progetto è stato una mia passione da quando ho girato un documentario su Burt Munro nel lontano 1972 (Offerings to the God of Speed). Ma anche dopo che il documentario è stato trasmesso con successo dalla televisione neozelandese, io non riuscivo a smettere di pensare a Burt. Sentivo che il mio film non rendeva davvero giustizia a questo geniale ed eccentrico neozelandese e così, dopo la sua morte – avvenuta nel 1978 – ho deciso che avrei fatto un film sulle sue imprese. La mia idea era questa: raccontare la storia di un uomo che credeva fortemente in se stesso e nel suo sogno. In passato, ho ricevuto spesso proposte di finanziamento per il film, ma avrei dovuto riscriverne la sceneggiatura raccontando una storia più “commerciale”. Io però ero deciso a non scendere a compromessi su quella che doveva essere la mia visione della storia e ho deciso di aspettare di poter realizzare il film che avevo in mente. Sono rimasto affascinato dalla storia di Burt per tanti, tanti anni. In un certo senso, la mia ossessione per questo film non è stata così diversa dall’ossessione di Burt per la sua moto”.


giudizio: * *








(Venerdì 7 Aprile 2006)


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