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Humor nero e sceneggiatura con risvolti assurdi

Le mele di Adamo

Affascinante ambientazione rurale


di Francesco Lomuscio


Dopo aver partercipato a non pochi festival in giro per il mondo, tra cui il Sundance, il Festival di Varsavia ed il Courmayeur noir in festival, arriva, ora, nelle sale cinematografiche italiane Le mele di Adamo di Anders Thomas Jensen, terzo capitolo di una ideale trilogia dedicata ai derelitti della società danese iniziata dallo stesso regista con Flickering lights (2000) e The green butchers (2003).
Ispirato a uno dei libri della Bibbia, Il libro di Giobbe, Le mele di Adamo si concentra sulla figura di Adam (Ulrich Thomsen), neonazista appena uscito di prigione che viene mandato presso una comunità di recupero in un vicariato di campagna, sotto la tutela di padre Ivan (Mads Mikk Elsen), un pastore protestante. E, al di là dell’ottima prova degli attori, dalle pelli costantemente sudate, buona parte della bellezza del non facile lungometraggio di Jensen è individuabile proprio nell’affascinante ambientazione rurale. Una desolata scenografia all’interno di cui bene e male sono in continuo contrasto, con Ivan, da un lato, che pensa che Adam debba darsi uno scopo nel corso dei mesi da trascorrere “sotto sorveglianza”, e quest’ultimo, dall’altro, che, per irriderlo, decide di preparare una torta di mele con l’albero più bello del giardino. Il quale, però, come se fosse finito nelle grinfie di qualche negativo intervento ultraterreno, viene attaccato da vermi, uccelli e fulmini.
Infatti, grazie anche alla bella fotografia di Sebastian Blenkov , che fa ampio sfoggio di contrasti, non mancano momenti d’inquietudine, i quali coincidono spesso con l’imbrunire, nell’intento probabilmente di simboleggiare, appunto, la netta divisione tra la luce del bene e le tenebre del male. Ma il regista non dimentica indispensabili dosi di humour nero, efficaci nel rendere sicuramente più scorrevole una sceneggiatura che, basata quasi esclusivamente sui dialoghi, privilegia la costruzione psicologica dei diversi protagonisti, per poi condurre spesso a risvolti assurdi. E, una volta terminata la visione, in cerca di un messaggio da apprendere, potremmo forse asserire che Le mele di Adamo tenti di spingerci a rispondere ad un personale quesito: “Quanto è profondo il tuo amore?”; proprio come lascia intendere How deep is your love, hit dei Bee Gees che in più di un’occasione ci viene fatto ascoltare mentre le immagini scorrono sullo schermo.



giudizio: * *



(Venerdì 28 Aprile 2006)


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