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L'ultimo cacciatore di Nicolas Vanier

Il Grande Nord

Un film di rara bellezza.


di Roberto Leggio


Sembra impossibile, ma da qualche parte esistono ancora uomini che riescono a vivere a contatto con la natura senza contaminarla ed impoverirla. Norman Winther, è uno di questi. Forse l’ultimo di una stirpe di cacciatori di pellicce che riesce a conservare l’ambiente, rispettando le regole che la natura impone. Vive con sua moglie indiana ai confini della civiltà dei bianchi assieme ai suoi fedeli cani da slitta, immerso in scenari di immaginabile bellezza, vivendo di quello che la natura gli concede senza paura di affrontare pericoli immensi.


Il suo è il racconto di una parte di quell’umanità destinata all’estinzione e che ci emoziona per il solo fatto di essere avventurosa perché così lontana da canoni quotidiani. Il suo coraggio sono il riflesso di una natura “impossibile” e sublime. Non è un film facile quello che Nicolas Vanier ha tratto dalla vera vita del personaggio principale (vero anziano cacciatore in quella parte delle montagne rocciose a metà strada tra lo Yukon ed il Canada), perché nel panorama di pellicole dove lo spettacolo è dato dalla realtà fittizia, Il Grande Nord si piazza in quella linea di confine tra il documentario divulgativo e la fiction d’intrattenimento. Così ci si emoziona con la narrazione avventurosa di un uomo che conduce una vita ritmata dal respiro delle stagioni e che suo malgrado deve vedersela con il progresso cha avanza inesorabilmente. Le sue lunghe traversate sfidando il gelo di inverni spietati, per andare a trovare un amico (cacciatore come lui) e gli attacchi di orsi e lupi, sono molto più esaustivi di mille parole al vento.


Il grande nord è un film di rara bellezza che è anche un apologo nei confronti della civiltà che ha tolto (e toglie) spazio alla flora e alla fauna lasciando dietro di se un futuro incerto a qualsiasi ecosistema. Premiato nel 2005 al Trento Film Festival come miglior film, Il Grande Nord approda nei nostri cinema distribuito da Mikado con l’intento di mostrare la natura nel suo insieme più completo, cercando nel contempo di essere un viatico all’ambiente che ogni giorno mostra segni di resa e destinato (purtroppo) ad un innegabile squilibrio “innaturale” delle cose.

Giudizio ***



(Venerdì 28 Aprile 2006)


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