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Un road movie molto simbolico

Viaggio alla mecca

Buona prova del regista Ismael Ferroukhi


di Roberto Leggio


Il pellegrinaggio alla Mecca è uno dei dogmi più importanti della religione mussulmana. Serve a depurare il corpo per essere, al momento della morte, ben accettato in cielo. E’ un percorso che ogni buon mussulmano deve intraprendere almeno una volta nella vita. Un viaggio, che non è solo una esperienza di vita, ma una vera e propria accettazione di spiritualità. Meno spirituale e molto personale (per quanto riguarda i rapporti familiari) è invece il lungo viaggio che intraprendono un padre ed un figlio a bordo di una scassatissima automobile da Marsiglia a Medina, in Arabia Saudita.




Diecimila chilometri nel quale il vecchio padre marocchino ed il figlio, cercano di superare tutti gli ostacoli che li dividono: l’età, la cultura diversa e di religione (il giovane nato in Francia non è mussulmano). Distanze insormontabili che tendono ad assottigliarsi (od ad allungarsi a seconda delle occasioni) nel tentativo di trovare una sorta di dialogo o condivisione. Il viaggio (il percorso) attraverso paesi occidentali sempre più vicini all’Islam è costellato di incontri emblematici che impongo una riflessione sulla cultura mussulmana. Così la presenza quasi spettrale della donna Croata e soprattutto dell’amico ladro turco, danno metaforicamente della lezioni di vita al giovane figlio che non ha mai compreso il mondo “sconosciuto” del genitore. Solo all’arrivo alla Mecca, nel mezzo di altri pellegrini, costringerà padre e figlio a trovare un punto d’incontro e finalmente a parlarsi.



Viaggio alla Mecca è un road movie che, pur qualche dissertazione, è un modo simbolico per congiungere due mondi a se stanti (l’occidente miope nel figlio, l’islam più tradizionale nel padre), che trova un giusto equilibrio nei suoi tempi rallentati ed ironici. Nonostante non manchi la poesia, forse non tutto fila a dovere (il ritmo a volte è un po’ afasico) ma teniamo conto che i due attori (Nicolas Cazale e Mohamed Majd) diretti dal quasi esordiente Ismael Ferroukhi, sono molto bravi ad esprimere nei loro silenzi e nelle loro mezze frasi un percorso interiore e spirituale che coinvolge pienamente lo spettatore e che lascia spazio, dopo una presa di coscienza, ad un pizzico di mistero.


giudizio: **



(Venerdì 5 Maggio 2006)


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